Il paziente italiano dà segni di vita
23 anni dopo Moody’s rialza per la prima volta il rating del merito del credito italiano. La decisione può essere ritenuta una ricompensa per l’insolita stabilità politica, ma non dovrebbe oscurare i significativi e persistenti problemi.
Scrivete ancora cartoline? Proprio come prima, su quel pezzo di cartoncino? Potrebbe essere antiquato nell’era delle fotocamere professionali per cellulari, di WhatsApp, Instagram e altre piattaforme di social media, ma io lo faccio ancora. A qualcuno potrà ancora fare piacere ricevere ogni tanto i miei saluti dalle vacanze sotto forma di qualche grammo di cartoncino. O potrà essere infastidito dalla mia pessima calligrafia.
Comunque sia. Ad ogni modo, ho preso in mano la penna per scrivere qualche cartolina anche durante le mie ultime vacanze in Toscana. Era l’inizio di ottobre. La posta è poi arrivata qualche giorno fa. Alla fine di novembre. Ha impiegato quindi quasi due mesi dall’Italia centrale alla Svizzera. Forse mi sto esponendo troppo, ma oserei affermare che il ritardo non è dovuto principalmente alla Posta Svizzera (sebbene anche il suo servizio lasci sempre più a desiderare... ma questa sarebbe un’altra storia).
Un miglioramento inatteso?
Essendo una persona che da decenni trascorre le vacanze nel nostro vicino meridionale, non mi è sembrato particolarmente sorprendente il lungo tempo di viaggio delle mie cartoline (le multe per eccesso di velocità a volte richiedono ancora più tempo... ma anche questa sarebbe un’altra storia). Non meno sorprendente degli uffici e dei musei chiusi a discapito dell’orario ufficiale di apertura, la discutibile proposta di parcheggiare la mia auto in un garage sotterraneo tanto angusto quanto buio, o il rifiuto dei tassisti di prelevarmi di notte in un quartiere di Napoli, ammettiamolo, un po’ sinistro (nota bene: dopo essersi persi proprio in quel quartiere e cercare di uscirne al più presto).
Non fraintendetemi: l’Italia è un Paese meraviglioso in cui la stragrande maggioranza delle persone che si incontrano è di grande cordialità e disponibilità. Ma anche solo con questa piccola selezione di prove aneddotiche si può capire il mio lieve stupore quando, questa settimana, l’agenzia di rating Moody’s ha alzato il rating creditizio dell’Italia da Baa3 a Baa2 – il primo miglioramento del rating in oltre due decenni (allora si scrivevano solo cartoline...). Ed è avvenuto dopo che S&P e Fitch, le altre due agenzie di rating di grande spessore, avevano già alzato leggermente il rating dell’Italia.
Meloni: da spauracchio a figura di stabilità
Queste notizie mi giungono un po’ inaspettate non solo come amante delle vacanze in Italia, ma anche con un pizzico di sorpresa da un punto di vista professionale. Infatti, quando l’esponente politica di destra Giorgia Meloni ha assunto la carica di presidente del Consiglio circa tre anni fa, mi aspettavo che il governo avrebbe avuto una breve durata, simile a quella di molte delle coalizioni precedenti. In fin dei conti, la durata media del mandato dei 69 governi (che si sono susseguiti dalla fine della II Guerra Mondiale) è di poco più di un anno. Ecco perché, alla luce della sua linea decisamente nazionalista ed euroscettica, il tempo che Meloni avrebbe trascorso alla guida dell’Italia mi sembrava più che calcolabile.
Mi sbagliavo. Invece di scrivere il copione di un’eventuale prossima crisi dell’euro, Giorgia Meloni è diventata, nel corso del suo mandato, una sorta di asset nei report di rating. Con sorpresa generale, le agenzie elogiano espressamente «la stabilità politica» e l’affidabile politica di bilancio dell’attuale governo. Può sembrare banale, ma è più che singolare per un Paese con un ritmo così sostenuto di cambi di governo.
I fondi europei scorrono a fiumi...
Questo va riconosciuto. Eppure: la continuità insolita per l’Italia e il conseguente miglioramento della sua stabilità finanziaria, pur con la massima buona volontà, non sono un risultato esclusivo della politica di Palazzo Chigi, ma riflettono piuttosto l’erogazione di fondi dalle casse di Bruxelles. La chiave risiede nel fondo per la ripresa «NextGenerationEU», istituito dall’UE a seguito della pandemia di Covid. Il rinnovato prestigio dell’Italia si nutre essenzialmente dall’aspettativa che Roma canalizzerà centinaia di miliardi di fondi europei in progetti digitali, green e infrastrutturali, garantendosi così crescita, introiti e un po’ più di sostenibilità del debito.
Le aspettative non sono state finora deluse. Sono stati circa 194 i miliardi stanziati all’Italia: 70 miliardi sotto forma di sovvenzioni dirette e il resto sotto forma di prestiti. Non solo si tratta dell’importo di sostegno di gran lunga più elevato per uno Stato membro dell’UE, ma è anche una somma enorme per l’Italia stessa. Sulla base del PIL dello scorso anno, i fondi ricevuti rappresentano ben il 9% della produzione economica annua italiana.
...anche se non sempre nel posto giusto
L’impiego di queste generose risorse non è sempre del tutto ortodosso. Invece di essere investiti, come previsto, nella transizione verde e digitale o in riforme economiche, i fondi possono talvolta confluire anche in nuovi edifici eccessivamente costosi o essere incassati come sovvenzioni per – cosa particolarmente clamorosa e curiosa – greggi di pecore e terreni agricoli semplicemente inesistenti.
Non stupisce quindi che la Procura europea (EPPO) e l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) segnalino regolarmente il congelamento di importi dell’ordine di milioni per frodi relative ai fondi per la ripresa. Tuttavia, le infrazioni sembrano essere interpretate non tanto come un grande saccheggio sistematico delle casse dell’UE, quanto come una certa creatività che – sicuramente e non solo in Italia – viene spesso messa in atto nell’erogazione di aiuti e sovvenzioni. In ogni caso, non sono considerate abbastanza gravi da ostacolare l’attuale aumento del merito creditizio.
Miglioramenti qui, peggioramenti là
Un upgrade che è anche, non da ultimo, una questione di immagine. Mentre altri Paesi europei, in particolare la Francia, devono fare i conti con deficit crescenti e prospettive precarie, il percorso di risanamento dell’Italia appare improvvisamente esemplare. Perché le agenzie di rating svolgono le loro analisi e valutazioni, per così dire, in blocco. E, in questo contesto, un Paese che riduce leggermente i deficit e mantiene la calma politica offre un’immagine migliore dei vicini indisciplinati sul piano fiscale. Il miglioramento dell’Italia è effettivamente evidente se considerato anche in termini assoluti. Ma questo miglioramento va preso con le pinze, perché in termini relativi il declino di altri Paesi fa brillare oltremodo la performance italiana.
Ciononostante, è innegabile che il Belpaese abbia compiuto progressi non solo in fatto di stabilità politica. Sembra infatti che il governo Meloni sia riuscito almeno a rallentare la crescita incontrollata del debito pubblico, che ha raggiunto livelli spaventosi (attualmente pari a circa il 138% del PIL).
Restano grandi sfide da affrontare
Tuttavia, questo non può nascondere il fatto che il debito italiano rimane un argomento spinoso. Anche se la montagna di debiti non aumentasse ulteriormente (cosa poco probabile) o addirittura diminuisse leggermente (cosa molto improbabile), il debito pubblico rimarrebbe comunque il secondo più alto dell’Eurozona, superato solo da quello della Grecia. A ciò si aggiunge la ben nota debolezza cronica della crescita. Per dare un’idea: dall’inizio del millennio l’economia italiana è cresciuta in media solo dello 0,6% all’anno. È nettamente insufficiente per far fronte al contempo al rapido invecchiamento della popolazione, a un onere degli interessi estremamente gravoso e a un elevato fabbisogno di investimenti.
Dal punto di vista strutturale, anche con Meloni l’Italia resta un Paese con enormi differenze di produttività tra Nord e Sud, una burocrazia ostinatamente lenta e un mercato del lavoro che da tempo immemorabile fatica a integrare i giovani e le donne.
Per una ripresa sostenibile le riforme sono imprescindibili
Ciò premesso, anche se i miliardi dell’UE possono mascherare questi deficit per un certo periodo di tempo, non sostituiscono riforme profonde del sistema fiscale, dell’istruzione, dell’amministrazione e della concorrenza. Ecco perché il miglioramento del merito creditizio riflette solo il passaggio dell’Italia da «paziente acuto» a «malato cronico», con parametri vitali leggermente migliorati. Tuttavia, non si profila ancora una guarigione duratura o addirittura una completa guarigione del paziente italiano.
Tutto ciò non cambia il fascino e l’attrattiva che contraddistinguono il nostro vicino meridionale nella sua veste di meta turistica. Il turismo continuerà quindi a essere un pilastro fondamentale dell’economia italiana, indipendentemente dai rating di affidabilità creditizia. Quindi, se è in sintonia con le vostre idee per le vacanze: andate pure spensierati in Italia – e mandate una cartolina.
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