Valutazioni del mercato

Alla ricerca di un porto sicuro

Un mese di gennaio intenso sul piano politico ha fatto aumentare i flussi di capitale verso porti sicuri come l’oro e il franco svizzero. Sono sempre più numerosi gli investitori contagiati dalla febbre dell’oro, mentre le banche centrali mondiali rallentano il ritmo degli acquisti. Il rapido apprezzamento del franco aumenta la pressione sulla BNS, che però ha le mani legate.

Valentino Guggia
Pubblicato
Tempo di lettura: 3 minuti

Il rapimento e l’arresto del capo di Stato venezuelano, le proteste di massa represse nel sangue in Iran, da cui potrebbe scaturire un intervento degli USA. E poi il grottesco discorso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al World Economic Forum di Davos con cui ha rivendicato il diritto degli Stati Uniti su un grande e bellissimo pezzo di ghiaccio per motivi di sicurezza nazionale: il primo mese dell’anno è stato molto movimentato dal punto di vista geopolitico.

Non sono mancati neppure avvenimenti nazionali che hanno avuto grande risonanza sui mercati finanziari internazionali. Ad esempio, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’indagine nei confronti del presidente della Fed Jerome Powell per presunto abuso nell’ambito della ristrutturazione multimilionaria della sede della banca centrale. Un tentativo senza precedenti di influenzare la politica monetaria, mentre il debito pubblico USA continua a crescere, consumando una quota sempre maggiore del bilancio pubblico per far fronte al peso dell’indebitamento. 

L’oro luccica come non mai

Questo contesto estremamente incerto crea le condizioni ottimali per gli investimenti ritenuti sicuri. In particolare, si assiste a una vera e propria febbre dell’oro che fa lievitare sempre più il prezzo di questo metallo prezioso. Fino a che punto potrà ancora salire il prezzo dell’oro? Qui il compito degli analisti è particolarmente difficile, poiché non solo le nostre previsioni interne sui corsi bancari, ma anche quelle dei maggiori istituti mondiali vengono regolarmente superate nel giro di poco tempo. A incidere sul ritmo dell’aumento del prezzo dell’oro sono diversi fattori. L’erratica politica commerciale e il riorientamento geopolitico degli USA hanno contribuito alla perdita di fiducia nel dollaro USA, un effetto auspicato dal presidente Trump a sostegno delle esportazioni di merci.

Poiché l’oro è negoziato sui mercati finanziari in dollari USA, un’analisi storica mostra che il prezzo del metallo giallo tende ad aumentare nei periodi di debolezza del dollaro. La svalutazione del dollaro non si risolverà in breve tempo. L’imprevedibilità delle politiche di Trump, che crea sempre più distanza tra gli USA e i loro alleati, e i deficit di bilancio che si profilano sempre più insostenibili hanno spinto numerosi Paesi a ridurre la loro dipendenza dal dollaro USA nell’ultimo anno. Si è così accelerata una tendenza che le banche centrali dei Paesi extraeuropei osservano ormai da alcuni anni: le riserve valutarie in USD vengono riallocate a favore dell’oro e, in piccola parte, di altre valute. Una valutazione del Fondo Monetario Internazionale conferma il graduale aumento della quota dell’oro nelle riserve delle banche centrali globali, una quota che alla fine del 2025 ha superato, per la prima volta dal 1996, quella dell’USD.

Lo scorso anno la domanda delle banche centrali è diminuita, pur rimanendo su livelli elevati, ed è stata superata dalla domanda in rapida crescita proveniente da investitori privati e istituzionali, che hanno aumentato in modo significativo la quota di oro nei loro portafogli, storicamente bassa. A causa del forte aumento dei prezzi è diminuito invece il consumo di oro per la gioielleria.

Per quanto riguarda l’andamento futuro del prezzo dell’oro, è necessario distinguere tra diversi aspetti. Oltre alla de-dollarizzazione strutturale delle banche centrali e al desiderio degli investitori di diversificare i propri investimenti, ultimamente sembra esserci una componente speculativa. L’oro è sulla bocca di tutti e il timore di non poter trarre profitto dal rapido rialzo delle quotazioni ha spinto molti a investire. Restiamo dell’opinione che, in questo momento, l’oro si rivaluti a livelli ragionevoli di fronte al nuovo ordine mondiale. Siamo tuttavia consapevoli del potenziale rischio di una maggiore volatilità a causa delle realizzazioni di utili lungo il percorso di crescita.

Sempre ricercato anche il franco

Questa settimana la valuta nazionale ha raggiunto il livello più alto dell’ultimo decennio rispetto al dollaro e all’euro. Ciò aumenta la pressione sulla BNS, che terrà la sua prossima riunione a metà marzo. La banca centrale si trova tra l’incudine e il martello. Il presidente della BNS Martin Schlegel ha ripetutamente affermato che vi sono forti ostacoli alla reintroduzione dei tassi d’interesse negativi. Nell’attuale contesto, sembra probabile che, per ottenere un effetto duraturo sul tasso di cambio, la BNS dovrebbe spingersi in territorio fortemente negativo, con i noti effetti collaterali. Allo strumento degli interventi sul mercato valutario può ricorrere in modo selettivo per attenuare i periodi di forte pressione. Un intervento duraturo e a lungo termine richiederebbe ingenti risorse e potrebbe richiamare l’attenzione degli Stati Uniti che, nonostante l’accordo raggiunto in autunno, potrebbero opporre resistenza data la loro intenzione di indebolire il dollaro. Il margine di manovra sembra quindi molto circoscritto. Poiché le ragioni dell’apprezzamento del franco svizzero esulano dalla sfera di influenza della BNS, a nostro avviso quest’anno non vi saranno adeguamenti del tasso di riferimento.

(Foto: Keystone / Martin Rütschi)

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