Valutazioni del mercato

Materie prime anziché centri di calcolo

L’America Latina sta diventando l’anticamera dell’era dell’IA – non attraverso i propri centri di calcolo, bensì tramite le miniere che forniscono materie prime essenziali per queste infrastrutture. Mentre gli indici tecnologici attirano l’attenzione negli Stati Uniti e in Asia, i mercati azionari dei Paesi ricchi di materie prime della regione sono ancora nettamente più cauti.

Andrea Bally
Pubblicato
Tempo di lettura: 4 minuti

Riepologo

– La regione beneficia di un duplice vantaggio: di una scarsità strutturale di rame, oro e argento e della nuova domanda derivante dall’elettrificazione, dall’espansione della rete e dai centri di calcolo per l’IA, mentre le miniere faticano a stare al passo con la domanda a causa dei bassi livelli di minerale, della scarsità d’acqua e degli incidenti.

– Un dollaro debole incide positivamente sui bilanci di molti Paesi perché il debito in dollari è più sostenibile, i premi di rischio diminuiscono e il capitale diventa più conveniente – al contempo valute locali più forti come il Sol o il Peso consolidano i profitti per gli investitori esteri.

– Sul fronte politico, il passaggio verso governi più favorevoli al mercato in Paesi come la Colombia e il Perù abbassa i premi per il rischio Paese e spinge al rialzo le valutazioni, ma rimane un’arma a doppio taglio: la delusione causata da aspettative elevate può invertire rapidamente l’andamento dei corsi.

Quest’anno l’America Latina è uno dei mercati finanziari più forti del mondo, pur non comprendendo nessun grande gruppo nel settore dell’intelligenza artificiale (IA). A beneficiarne in modo particolare sono mercati come Colombia e Perù, che dall’inizio dell’anno hanno guadagnato oltre il 25%. In entrambi i Paesi si sommano tre fattori importanti: prezzi elevati delle materie prime, un cambio di governo favorevole al mercato e un punto di partenza basso per le valutazioni. 

Non tutti i mercati condividono questo andamento positivo. La performance azionaria cilena è leggermente in calo dall’inizio dell’anno e il Brasile, fino a poco tempo fa uno dei leader, è crollato dopo la sorprendente vittoria elettorale di Lula.

Tre tendenze per l’America Latina

La ragione delle differenze tra i Paesi dell’America Latina va ricercata in tre tendenze: il superciclo delle materie prime, la debolezza del dollaro e l’avvicendamento politico. Dove queste tendenze interagiscono, il mercato registra un rialzo. Quando la tendenza è assente o si ribalta, come in Cile o in Brasile, il mercato inizia a reagire ribassando i prezzi.

La tendenza «superciclo delle materie prime»I: il metallo batte la congiuntura

L’attuale boom dell’IA si manifesta soprattutto negli indici tecnologici e dei semiconduttori. Ma la base di tutto questo ha origine lontano dalle sale server: nelle miniere dell’America Latina. Quest’anno l’oro, l’argento e il rame hanno raggiunto, in alcuni casi, livelli record.

L’oro trae vantaggio dalle banche centrali, che stanno gradualmente ridistribuendo le loro riserve dal dollaro ai metalli preziosi. Il rame, a sua volta, è richiesto perché l’elettrificazione, l’espansione della rete e i centri di calcolo per l’IA divorano enormi quantità di metallo. Un singolo grande centro di calcolo può assorbire fino a 50 000 tonnellate di rame, senza contare i collegamenti delle linee e i trasformatori.

Al contempo, continuano a farsi sentire gli effetti del crollo delle materie prime avvenuto circa dieci anni fa. All’epoca, molti produttori hanno ridotto o posticipato i loro investimenti. Oggi queste decisioni costano caro: l’offerta può reagire solo lentamente all’aumento della domanda. In Cile, ad esempio, la diminuzione dei livelli di minerale, gli incidenti, la mancanza d’acqua e i guasti in miniere come Escondida e Collahuasi frenano l’estrazione. 

La tendenza «debolezza del dollaro»I: vento favorevole con effetti collaterali 

Un dollaro debole rappresenta per i Paesi emergenti una doppia spinta positiva. In primo luogo, le materie prime scambiate in dollari statunitensi in tutto il mondo risultano più convenienti per gli acquirenti con altre valute. Ciò sostiene la domanda e quindi i produttori.

In secondo luogo, la situazione finanziaria di molti Stati e imprese dell’America Latina sta migliorando, in quanto spesso si indebitano in dollari. Se il dollaro scende, i pagamenti degli interessi e delle rate d’ammortamento in valuta locale diventano più sostenibili, senza che siano necessari cambiamenti a livello operativo. I bilanci appaiono più solidi, i premi di rischio diminuiscono, i costi di finanziamento si abbassano. Al contempo diminuiscono le importazioni, smorzando l’inflazione e offrendo alle banche centrali più margine di manovra per ridurre i tassi d’interesse.

Per gli investitori esteri si aggiungono effetti valutari: l’apprezzamento del Real, del Sol o del Peso colombiano può aumentare ulteriormente i rendimenti. In Messico, tuttavia, si intravede anche il lato oscuro di un forte tasso di cambio: il Peso molto solido preme sui margini di esportazione e l’indice dei direttori degli acquisti dell’industria rimane al di sotto della soglia di crescita con circa 48 punti.

La tendenza «avvicendamento politico»I: i mercati anticipano l’esito delle elezioni 

In America Latina le scelte politiche sono un motore chiave per le borse. In Paesi come la Colombia, il Perù e il Cile, le recenti elezioni hanno portato al potere governi in parte più favorevoli al mercato. Ciò ha fatto scendere i premi per il rischio Paese e ha sostenuto le valutazioni sui mercati azionari.

In tale contesto, ciò che conta è l’aspettativa e non il risultato elettorale in sé. I mercati iniziano a rivalutarsi non appena i sondaggi o i mercati predittivi lasciano intravedere la possibilità di un cambiamento di rotta. Spesso, quindi, gli acquisti o le vendite avvengono ancora prima delle elezioni.

Le elezioni chiariscono questioni che nei mercati più maturi sono generalmente considerate scontate, come ad esempio la disciplina fiscale, la tassazione delle materie prime, l’influenza delle imprese statali o l’indipendenza della banca centrale. Se il premio per il rischio Paese scende, diminuiscono i rendimenti dei titoli di Stato e, di conseguenza, il tasso di sconto con cui vengono attualizzati i futuri utili societari. I corsi azionari possono quindi aumentare senza che sia necessario un miglioramento degli utili stessi.

Tuttavia, questo meccanismo non funziona in modo simmetrico. Se nei corsi si intravede già una svolta favorevole al mercato, in caso di corrispondente vittoria elettorale il potenziale aggiuntivo rimarrà solo limitato. Una delusione o un esito inatteso possono invece innescare gravi contraccolpi, come si è visto recentemente in Brasile con la vittoria elettorale di Lula.

Conclusioni per gli investitori 

Per gli investitori, l’America Latina rappresenta attualmente soprattutto un mercato politico e delle materie prime, sostenuto dall’IA, e non un secondo mercato tecnologico per l’IA. La regione beneficia di un’offerta di metalli strutturalmente limitata e di una domanda aggiuntiva frutto dell’elettrificazione e dei centri di calcolo. Un dollaro debole migliora allo stesso tempo la qualità del bilancio e le condizioni di finanziamento di molte imprese e Stati della regione.

Chi ha già sovraponderato le borse asiatiche dei chip trova qui un’integrazione piuttosto che un raddoppio dello stesso rischio. Al contempo, le valute e la politica rimangono i principali fattori di incertezza. Il franco svizzero forte può frenare i rendimenti per gli investitori svizzeri, mentre le svolte politiche possono incidere sulle quotazioni da un giorno all’altro.

In questo modo, l’America Latina offre una combinazione interessante, ma chiaramente trainata dai cicli e dalle notizie, con opportunità e rischi strettamente legati alle miniere, alle valute e alle urne elettorali.

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