Prospettive d’investimento: Terreno solido, nuovi orizzonti
Il 2025 è stato un anno record per i mercati azionari globali. La solida crescita degli utili, associata al ridimensionamento dei timori per i tassi, ha determinato un forte rialzo dei corsi. Anche quest’anno opportunità e rischi restano strettamente interconnessi. Nell’ultima edizione delle nostre Prospettive d’investimento presentiamo la nostra valutazione dell’attuale, difficile situazione sui mercati finanziari.
Persiste il mercato rialzista ciclico
I principali fattori che determinano il persistere del rialzo sui mercati azionari rimangono intatti. La nostra allocazione mantiene pertanto un orientamento ciclico, nonostante i numerosi rischi.
Quest’anno i mercati finanziari dovrebbero essere caratterizzati da un andamento congiunturale solido, riconducibile soprattutto alla politica fiscale espansiva in atto in molte regioni, e da una progressiva normalizzazione dell’inflazione. Ciò consente a molte banche centrali di ridurre ulteriormente i tassi d’interesse o di mantenerli a un livello relativamente basso. In un contesto caratterizzato da una migliore dinamica di crescita, da una distensione sul fronte dei dazi e da condizioni di finanziamento vantaggiose, le imprese potranno aumentare ulteriormente i loro profitti, gettando così le basi per un persistente rialzo sui mercati azionari. Naturalmente non bisogna trascurare i rischi: anche nell’anno appena cominciato la fragile situazione geopolitica rimane il principale fattore d’incertezza. Unitamente alle sfide poste dal dilagante debito pubblico, dai disordini in materia di politica commerciale e dai crescenti dubbi sulla sostenibilità dello sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA), questi potrebbero determinare delle fasi di volatilità sui mercati. Nel complesso, però, prevale l’ottimismo. La nostra allocazione mantiene pertanto un orientamento leggermente ciclico.
Azioni
sovraponderazione
Oltre al robusto andamento congiunturale in un contesto di calo dei tassi d’interesse, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rimane un importante fattore trainante per i mercati azionari, in particolare negli Stati Uniti. Nel 2026 l’attenzione si concentrerà sulla Corporate Adoption: ora bisogna dimostrare che le aziende sono in grado di utilizzare la nuova tecnologia anche per aumentare la produttività. In Europa le aziende stanno beneficiando dei programmi di investimento statale in infrastrutture e difesa mentre, nonostante i dazi, le imprese cinesi si posizionano sempre di più come concorrenti da non sottovalutare nell’industria globale. Nonostante il vento contrario dettato dalle complesse valutazioni, nel 2026 prevediamo rendimenti elevati a una cifra sui mercati azionari. Le azioni cicliche sono l’asso nella manica: in tale ottica le azioni svizzere di alta qualità ed estremamente difensive dovrebbero fungere non tanto da fattori di rendimento, quanto piuttosto da fattore positivo di stabilità in un contesto di grande incertezza.
Obbligazioni
sottoponderazione
Nel contesto di tassi bassi, le obbligazioni in franchi svizzeri rimarranno poco attraenti anche nel 2026. Ma con la riduzione globale dei tassi perdono attrattiva anche le obbligazioni estere, soprattutto alla luce dei persistenti rischi di apprezzamento del franco. Nel settore corporate è richiesta inoltre cautela: l’elevato numero di futuri rifinanziamenti dovuti ai bassi livelli dei tassi potrebbe causare turbolenze, in particolare nei segmenti di classe inferiore.
Investimenti alternativi
sovraponderazione
Anche quest’anno continueremo a puntare sull’oro e sugli investimenti immobiliari svizzeri come «ancora di sicurezza» fondamentale in un contesto di grande volatilità.
Michael Birrer Michael Birrer
Michael Birrer è Responsabile Research & Advisory della Banca Migros. Nei suoi articoli tratta argomenti relativi agli investimenti e all’andamento dei mercati finanziari.
2026: inizia un nuovo capitolo
Dopo un 2025 inaspettatamente forte, caratterizzato da una solida crescita economica, un’inflazione in calo e mercati azionari in rialzo, gli investitori guardano con ottimismo all’anno appena cominciato. Temi come l’intelligenza artificiale, il reshoring, il friendshoring e gli sviluppi geopolitici continueranno a condizionare i mercati. Mentre gli Stati Uniti puntano sull’intelligenza artificiale e sulle nuove applicazioni, i mercati emergenti e l’Europa offrono interessanti opportunità di valutazione.
Retrospettiva su un 2025 positivo
Nel 2025 la congiuntura ha registrato un andamento migliore di quanto molti temevano a inizio anno a causa dello storico Liberation Day. L’economia globale è cresciuta solidamente del 3%, scongiurando una recessione. Contestualmente, l’inflazione ha continuato a calare nella maggior parte dei Paesi industrializzati, consentendo alle banche centrali di passare da una politica restrittiva a tassi di riferimento più neutrali.
Sui mercati azionari, la combinazione di una solida crescita degli utili e di un calo delle preoccupazioni per i tassi d’interesse ha determinato ulteriori utili sui corsi. In particolare, sono tornate sotto i riflettori le Big Tech statunitensi e le aziende leader nel campo dell’intelligenza artificiale. Anche i mercati azionari europei e di molti Paesi emergenti hanno registrato rendimenti azionari sorprendenti, sebbene con valutazioni inferiori rispetto agli Stati Uniti. Un punto di partenza importante anche per il 2026.
Cosa si prospetta per i mercati azionari nel 2026
Anche il 2026 dovrebbe essere un anno solido per chi investe. I bassi tassi d’interesse, l’inflazione moderata, la robusta crescita degli utili e tendenze strutturali come l’intelligenza artificiale, il reshoring e le questioni di sicurezza dovrebbero sostenere i mercati. Tuttavia, con il calo dei tassi scemeranno anche i venti favorevoli rispetto al 2025. Diventa quindi sempre più importante puntare sulla qualità, sui flussi di cassa e su una giusta selezione di settori e regioni.
Allo stesso tempo, permangono rischi quali le tensioni geopolitiche, i cicli elettorali e le valutazioni elevate in determinati settori. Queste sfide non dovrebbero comunque offuscare significativamente le prospettive generali positive.
Intelligenza artificiale
La Fed statunitense prevede un aumento annuo della produttività di circa il 2,5%, alimentato in gran parte dalle applicazioni basate sull’IA. Nel 2026, il diffuso entusiasmo per l’intelligenza artificiale cederà il passo al quesito «quali aziende sono effettivamente in grado di utilizzare questa tecnologia in modo produttivo e redditizio?».
Le attuali aziende leader nel campo dell’IA, in particolare nel settore delle infrastrutture e dei semiconduttori, registrano già valutazioni elevate. Ciò significa che il margine per ulteriori rialzi grazie a valutazioni più elevate è limitato. Sarà quindi decisiva la capacità delle aziende di generare utili e free cashflow. Due schieramenti strategici vanno delineandosi: aziende come Microsoft, che puntano sull’ecosistema GPU di Nvidia, e player integrati come Alphabet, che producono i propri chip per l’IA.
Allo stesso tempo assistiamo a un inasprimento della rivalità tra Stati Uniti e Cina in questo settore, dove svolgeranno un ruolo chiave le differenze sul fronte dei costi. I sistemi di IA cinesi si basano su sistemi non proprietari, ossia su modelli open source liberamente accessibili che possono essere gestiti su infrastrutture complessivamente più economiche. I loro modelli possono essere adattati molto più facilmente dalle aziende e ottimizzati per esigenze specifiche. Anche le aziende occidentali sfruttano i vantaggi dei modelli open source, come ad esempio il gruppo statunitense Airbnb, che punta sul modello Qwen di Alibaba.
Opportunità nei mercati emergenti
I Paesi emergenti hanno iniziato il 2026 con interessanti sconti di valutazione rispetto ai Paesi industrializzati. Essi beneficiano solitamente delle fasi di indebolimento del dollaro americano e di cicli di riduzione dei tassi d’interesse non recessivi negli Stati Uniti. La crescente domanda di materie prime – alimentata da progetti infrastrutturali, transizione energetica e crescente domanda di energia e metalli da parte dell’IA – sta dando impulso all’industria delle esportazioni di molti Paesi emergenti.
Inoltre, la tendenza al «friendshoring» e a catene di produzione regionali sta generando flussi d’investimento strutturali nei mercati emergenti selezionati, strettamente legati a Stati Uniti ed Europa. Gli investitori considerano sempre più le azioni dei Paesi emergenti come fonti di rendimento a sé stanti e non più solo come integrazione. L’America Latina e alcuni mercati asiatici potrebbero diventare cruciali nel 2026.
Europa
L’Europa rimane indietro, con uno sconto di valutazione netto rispetto agli Stati Uniti. Ciò che più colpisce è che le small cap e le mid cap europee vengano negoziate di oltre il 30% al di sotto dei livelli delle controparti statunitensi. Fra gli aspetti positivi vi sono però gli aumenti dei salari reali, che sostengono i consumi privati, e la politica fiscale espansiva, che prevede investimenti nell’ordine di miliardi nelle infrastrutture. Allo stesso tempo, però, non mancano le sfide rappresentate dai prezzi elevati dell’energia, una regolamentazione farraginosa, il calo della competitività delle industrie e i dazi commerciali. Tuttavia, anche quest’anno le azioni del settore industriale potrebbero trarre vantaggio, in particolare quelle favorite dagli investimenti nelle infrastrutture, dal reshoring degli impianti produttivi e dalla transizione energetica. Anche i titoli finanziari hanno buone probabilità di avere un andamento positivo, in quanto potrebbero beneficiare di una curva dei tassi più ripida e di mercati creditizi stabili.
In Europa, la Svizzera rimane un porto sicuro difensivo con un’elevata qualità di bilancio, margini stabili e una forte generazione di free cashflow. A favore delle azioni svizzere depongono un contesto politico stabile, una moneta forte e il ruolo di «porto sicuro» nei periodi di elevata volatilità. Quest’anno potrebbero continuare a essere richiesti soprattutto i titoli di qualità con elevati rendimenti da dividendi del settore farmaceutico e alimentare, delle industrie che servono alle infrastrutture e determinati titoli finanziari, in quanto combinano stabilità e una base internazionale di ricavi.
Geopolitica: un’arma a doppio taglio
Anche quest’anno la geopolitica rimane un chiaro fattore di rischio. Ad alimentare le incertezze sono l’ordine mondiale frammentato con la competizione tra i colossi Stati Uniti e Cina, nonché i conflitti incessanti e il maggiore uso di armi economiche come i dazi. Allo stesso tempo, tuttavia, emergono opportunità in settori come la difesa, l’energia, la sicurezza informatica e le infrastrutture critiche.
Malgrado queste sfide, il quadro generale per il 2026 è positivo: un contesto caratterizzato da tassi di interesse bassi, un’inflazione moderata e una crescita robusta offre numerose opportunità agli investitori. In tale ottica sarà decisiva la selezione attiva di titoli di qualità, solidi flussi di cassa e temi lungimiranti come l’IA o i Paesi emergenti. Il timore di un imminente crollo passa in secondo piano, cedendo il posto alle opportunità e alle decisioni strategiche.
Andrea Bally Andrea Bally
Andrea Bally è responsabile della ricerca su azioni e fondi. Inoltre redige regolarmente articoli sull’andamento dei mercati finanziari.
Fase avanzata di un mercato ciclico rialzista
Quest’anno prevediamo rendimenti azionari globali positivi, anche se i rischi non mancano. Il livello di valutazione storicamente elevato rende il mercato vulnerabile a contraccolpi negativi.
Stati Uniti
La situazione iniziale sul mercato azionario statunitense offre nel complesso terreno fertile per un altro anno solido per le borse. La congiuntura si dimostra solida, supportata da revisioni al rialzo per la crescita e un ulteriore calo dell’inflazione, che ampliano il margine di manovra in materia di politica monetaria. Prevediamo che i tagli dei tassi della Fed avverranno in un contesto non recessivo, il che dovrebbe dare ulteriore impulso al mercato. Allo stesso tempo assisteremo a un attenuamento dei venti contrari causati dai dazi, mentre anche la politica fiscale dovrebbe offrire sostegno attraverso sgravi fiscali e deregolamentazione. L’aumento delle attività di fusione e acquisizione, i consistenti riacquisti di azioni e l’aumento degli utili societari garantiranno ulteriore sostegno. In tale ottica è molto incoraggiante constatare che il mercato si sta espandendo. La quota di crescita degli utili stimata nei prossimi dodici mesi, non proveniente dai «magnifici sette» del settore tecnologico, è notevolmente aumentata rispetto agli ultimi due anni.
Tuttavia, l’attuale elevato livello delle valutazioni sul mercato azionario statunitense preoccupa un numero sempre maggiore di investitori. Alcuni osservatori del mercato iniziano a evocare parallelismi con la bolla delle dot-com di inizio anni 2000. A nostro avviso, simili confronti sono troppo prematuri e troppo pessimistici.
Il livello di valutazione storicamente elevato rende il mercato sicuramente vulnerabile a contraccolpi negativi. Soprattutto a rischi che non hanno tanto a che fare con l’andamento commerciale delle aziende stesse, tra cui una potenziale escalation sulla scena geopolitica o l’aumento del deficit di bilancio e del debito pubblico del governo americano e dei suoi omologhi.
Osservando puramente le aziende, non si può negare che gli utili di corso e le valutazioni nel settore tecnologico siano certamente elevati, ma non al punto da far supporre un’evidente sopravvalutazione dei prezzi. Le attuali aziende tecnologiche leader dispongono di modelli aziendali funzionanti, sono altamente redditizie e ottimamente capitalizzate. Ciò riduce l’altezza di caduta e crea un terreno stabile nel caso in cui l’entusiasmo degli investitori per la narrativa dell’IA dovesse sgonfiarsi. Una buona parte dei corsi elevati è giustificata dal forte andamento degli utili. Nell’anno precedente allo scoppio della bolla delle dot-com, i corsi erano molto più influenzati dall’aumento delle valutazioni rispetto a oggi. Inoltre, i «Magnifici Sette» godono di una situazione finanziaria molto più sana rispetto ai leader ai tempi della bolla delle dot-com, dato che finora i loro investimenti sono stati finanziati con i flussi di cassa.
Tuttavia alcuni parallelismi sono legittimi. Stiamo assistendo a un aumento del debito per finanziare gli investimenti nell’IA, che rappresenta senz’altro uno sviluppo preoccupante. Inoltre, la marcia trionfale dei titoli tecnologici ha comportato un pericoloso rischio di concentrazione che va ben oltre la concentrazione del mercato ai tempi della bolla delle dot-com (2000) o della bolla dei titoli Nifty-Fifty (1973). Che si tratti di una bolla o meno, allora come oggi la diversificazione rimane un fattore chiave per una strategia di investimento di successo e orientata al lungo termine.
Europa
Il mercato azionario europeo, con il suo interessante rendimento da dividendi e un moderato livello di valutazione, ma anche molte aziende interessanti di alta qualità, offre l’opportunità di diversificare il portafoglio. Dato che le azioni europee continuano a presentare valutazioni interessanti rispetto a quelle statunitensi, si prospetta un’espansione delle valutazioni.
Anche dal punto di vista congiunturale potrebbero esserci sviluppi favorevoli. Le revisioni al rialzo delle aspettative di crescita indicano l’inizio di una possibile ripresa. L’inflazione si è stabilizzata nell’intervallo target delle banche centrali. Ciò consente di mantenere bassi i tassi di riferimento con condizioni di finanziamento favorevoli per le imprese. Inoltre, si stanno affievolendo i venti contrari dei dazi statunitensi, a vantaggio in particolare delle aziende europee orientate alle esportazioni.
La politica fiscale assume un carattere sempre più espansivo ed è sostenuta dalla prospettiva di riforme favorevoli alle imprese, quali il rafforzamento della competitività, l’abbattimento degli ostacoli normativi, la promozione delle start up e l’orientamento strategico contro il protezionismo.
Svizzera
L’accordo raggiunto tra Svizzera e Stati Uniti sulla controversia doganale ha consentito di alleggerire le pressioni nel quarto trimestre su molte imprese svizzere, in quanto gli Stati Uniti sono un mercato di sbocco importante. Nel quarto trimestre il mercato azionario svizzero, in precedenza molto distaccato, ha nettamente superato l’S&P 500 e lo Stoxx 600. A nostro avviso, questa rimonta presenta ulteriore margine di miglioramento nei prossimi mesi.
Una crescita economica robusta, accompagnata da un’inflazione bassa e bassi tassi di riferimento, crea una base macroeconomica stabile. Ulteriori impulsi sono attesi dalla migliore dinamica congiunturale nella zona euro nel secondo semestre, della quale beneficeranno molte imprese svizzere orientate al mercato internazionale. Al contempo, si stanno affievolendo i venti contrari dovuti ai dazi e alla marcata forza del franco. A livello aziendale, depongono a favore del mercato un moderato aumento degli utili pari a circa l’8% e la prospettiva di un’espansione delle valutazioni a fronte di livelli di valutazione complessivamente equi.
Interessanti rendimenti da dividendi aumentano l’attrattiva relativa nel persistente contesto di tassi bassi. Inoltre, in un contesto ciclico caratterizzato da un’elevata volatilità macroeconomica, il mercato azionario svizzero si posiziona a livello internazionale come porto sicuro difensivo e di alta qualità. Sebbene in un mercato rialzista ciclico, in particolare verso fine anno, possa ottenere risultati leggermente inferiori alla media rispetto alle azioni statunitensi e della zona euro, proprio nei periodi di maggiore incertezza riesce a beneficiare della sua qualità e stabilità.
Andrej Franz Andrej Franz
Andrej Franz è specialist in investimenti presso la Banca Migros.
Valori reali come alternativa alle obbligazioni
Nell’attuale contesto di tassi bassi, le obbligazioni svizzere non riescono più a offrire rendimenti interessanti. Un’alternativa sono i valori reali, senza tuttavia trascurare la diversificazione.
Dopo che la BNS ha abbassato il tasso di riferimento allo 0% a metà dello scorso anno, la Svizzera è ripiombata in un contesto di tassi bassi, che probabilmente caratterizzerà anche l’anno in corso. Come già accaduto negli anni di tassi d’interesse negativi dal 2015 al 2021, gli investitori si trovano nuovamente di fronte alla sfida di conseguire rendimenti reali positivi. All’epoca, le azioni svizzere offrivano un rendimento annuo pari a circa il 10%, al netto dell’inflazione, mentre le obbligazioni solo dello 0,7% circa.
Ciò evidenzia il grande svantaggio delle obbligazioni in un contesto di tassi bassi: per la loro natura di valore nominale, non offrono quasi più rendimenti reali positivi, ossia rendimenti positivi al netto dell’inflazione. Quali sono le alternative?
Valori reali interessanti in un contesto di tassi bassi
I valori reali, come le azioni, gli immobili o i metalli preziosi, rappresentano i diritti su beni reali e tangibili e, a differenza dei valori nominali come le obbligazioni, compensano l’inflazione a lungo termine. Nel contesto attuale, i valori reali sono tornati pertanto a rappresentare un’alternativa alle obbligazioni, in quanto offrono l’opportunità di ottenere rendimenti relativamente interessanti al netto dell’inflazione, anche in un contesto di tassi persistentemente bassi, e consentono così di costituire un patrimonio a lungo termine. Ciò è difficile da realizzare con le obbligazioni, data la loro remunerazione reale bassa o addirittura negativa.
Minimizzare i rischi con la diversificazione
Poiché i corsi dei valori reali, come ad esempio le azioni, oscillano molto di più rispetto a quelli dei valori nominali, aumentandone la quota aumenta anche il rischio per il portafoglio. Ecco perché è fondamentale un’ampia diversificazione: combinazioni di azioni, immobili, oro e altri valori reali riducono il rischio e stabilizzano i proventi. Nonostante i bassi tassi d’interesse, le obbligazioni non dovrebbero essere del tutto tralasciate, in quanto offrono comunque stabilità in periodi di turbolenza.
Oltre alle azioni che riteniamo interessanti anche per il 2026, anche gli investimenti immobiliari svizzeri rimangono promettenti: approfittate di tassi d’interesse bassi, domanda elevata e limitata attività edilizia e mantenete un profilo di rischio/rendimento interessante. Anche l’oro continua a meritarsi un posto fisso nel portafoglio in quanto classica protezione contro l’inflazione e i rischi geopolitici.
Michael Birrer Michael Birrer
Michael Birrer è Responsabile Research & Advisory della Banca Migros. Nei suoi articoli tratta argomenti relativi agli investimenti e all’andamento dei mercati finanziari.
Guardare oltre l’oro: perché è necessario ampliare la scelta
Anche quest’anno i metalli preziosi sono al centro dell’attenzione degli investitori, in quanto offrono stabilità e opportunità in periodi di incertezza. Mentre l’oro e l’argento dominano tradizionalmente la scena, il platino e il palladio attirano sempre più l’attenzione per la loro rilevanza in campo industriale e il loro potenziale futuro. Uno sguardo più ampio a questi metalli potrebbe offrire nuove opportunità d’investimento.
Anche quest’anno i metalli preziosi sono al centro dell’interesse degli investitori. In un mondo provato dalle tensioni geopolitiche, dall’aumento del debito pubblico, da politiche monetarie incerte e da profondi cambiamenti strutturali, l’oro, l’argento, il platino e il palladio si sono dimostrati straordinariamente resistenti e allo stesso tempo promettenti. Mentre l’oro e l’argento dominano tradizionalmente la scena, diventa sempre più evidente che metalli spesso trascurati come il platino e il palladio meritano maggiore attenzione.
Una solida performance come base
L’anno che si è appena chiuso è stato eccezionale per i metalli preziosi. L’oro è tornato ad affermarsi come riserva di valore stabile, raggiungendo nuovi massimi. Gli acquisti da parte delle banche centrali, il calo dei tassi reali e la ricerca di sicurezza hanno contribuito in modo determinante a questo successo. Dal canto suo, la performance dell’argento ha nettamente superato l’oro, beneficiando ulteriormente della sua crescente importanza nel settore industriale, in particolare nel ramo solare ed elettronico.
Ma non hanno brillato solo i metalli tradizionali: anche platino e palladio, spesso eclissati dalla domanda di oro e argento, hanno registrato un andamento sorprendente. Dopo anni di sottoperformance, entrambi i metalli hanno registrato un forte rialzo: il platino del 130% e il palladio del 93%. La ragione principale di tale aumento è stato un deficit strutturale dell’offerta. L’estrazione di questi metalli è fortemente concentrata a livello geografico: circa il 70% del platino a livello mondiale e circa il 35-40% del palladio provengono dal Sudafrica, mentre buona parte del restante palladio proviene dalla Russia. Problemi come black-out ricorrenti, infrastrutture fatiscenti, tensioni sociali e anni di sottoinvestimenti in Sudafrica hanno fortemente ridotto l’offerta, mentre la domanda rimane elevata.
Platino: materia prima chiave del futuro
Il platino è ormai più di un semplice metallo per catalizzatori che trasformano i gas di scarico nocivi in sostanze meno nocive. È diventato una materia prima indispensabile per l’industria chimica, per le tecnologie ad alta temperatura e, soprattutto, per la tecnologia dell’idrogeno. Nelle celle a combustibile, il platino è praticamente insostituibile, il che lo rende una componente fondamentale della transizione energetica – aspetto che è stato a lungo sottovalutato.
Palladio: ricco di opportunità ma volatile
Nonostante l’elevata volatilità, anche il palladio ha registrato una forte ripresa lo scorso anno. A differenza del platino, l’impiego del palladio è più limitato: i catalizzatori nell’industria automobilistica rappresentano circa il 70–80% della domanda. Questa forte dipendenza dal settore automobilistico rende il palladio più vulnerabile alle oscillazioni congiunturali, ma spiega anche la marcata volatilità di questo metallo.
Prospettive per il 2026: i metalli preziosi non perdono attrattiva
Anche quest’anno le prospettive per i metalli preziosi rimangono promettenti. Gli attesi tagli dei tassi, gli elevati deficit pubblici e la persistente incertezza geopolitica continuano a deporre a favore dell’oro come stabile ancora per il patrimonio. Prevediamo che entro la fine dell’anno il prezzo dell’oro potrebbe salire a ben 5000 dollari l’oncia. Anche l’argento dovrebbe beneficiare della crescente domanda industriale, in particolare nel settore dell’energia solare. Si prevede un aumento dei prezzi dagli attuali 78 dollari a 100 dollari l’oncia.
Mentre l’oro e l’argento confermano il proprio ruolo chiave per i portafogli degli investitori, non si dovrebbero trascurare neanche platino e palladio. La loro rilevanza per l’industria e il loro ruolo in tecnologie innovative li rendono interessanti opzioni per gli investitori. Chi guarda oltre il classico investimento in oro potrebbe approfittare delle opportunità offerte da questi metalli preziosi e prepararsi così ad affrontare le sfide del futuro.
Andrea Bally Andrea Bally
Andrea Bally è responsabile della ricerca su azioni e fondi. Inoltre redige regolarmente articoli sull’andamento dei mercati finanziari.
Un altro anno all’insegna del franco
Anche quest’anno il franco resterà forte. L’andamento monetario dei prossimi mesi sarà caratterizzato da una triade di fattori: una congiuntura europea in timido miglioramento, un’economia statunitense ancora robusta e una BNS che, con un tasso di riferimento a zero e un’alta credibilità, mantiene saldo il franco.
Per il cambio EUR/CHF diversi fattori suggeriscono un movimento laterale, come nel 2025. In un’ottica di politica monetaria, molto probabilmente sia la BNS che la BCE decideranno di non effettuare ulteriori tagli degli interessi. Il differenziale dei tassi dovrebbe quindi rimanere costante. Il franco è già fortemente sopravvalutato e l’estate scorsa la BNS ha abbassato il tasso di riferimento allo 0%. Da allora ha adottato un atteggiamento attendista e si riserva di intervenire sul mercato dei cambi all’occorrenza. Questa reticenza genera un’ulteriore pressione al rialzo, ma non esercita pressione sul franco. Al contempo, le prospettive di crescita dell’eurozona migliorano leggermente. La dinamica congiunturale rimane contenuta, ma quest’anno dovrebbe essere leggermente superiore rispetto a quella della Svizzera. L’euro, a quota 0.93, dovrebbe reggere bene il confronto con il franco.
Ben diverso è il quadro USD/CHF, dove una Fed man mano più accomodante si confronta con un tasso di riferimento della BNS che ha già raggiunto il suo limite inferiore. Dopo un lungo ciclo restrittivo, la banca centrale statunitense ha iniziato a tagliare i tassi in modo graduale, e il mercato prevede ulteriori riduzioni nei prossimi trimestri per ridurre progressivamente il vantaggio di rendimento del dollaro rispetto al franco. Pur attendendoci una Fed leggermente più prudente rispetto ai mercati finanziari, in generale non mettiamo in discussione una politica via via più espansiva.
Inoltre, nel 2025 il dollaro ha in parte perso il suo ruolo di bene rifugio a causa delle politiche imprevedibili del presidente Trump. Riteniamo comunque che, almeno per il momento, la situazione si sia stabilizzata. Fin quando non ci saranno alternative ragionevoli, il dollaro è e rimarrà la valuta egemonica sui mercati finanziari globali. Siamo del parere che nel 2026 gli Stati Uniti registreranno una crescita economica molto più forte di quella svizzera, il che frenerà la svalutazione del dollaro. Prevediamo una stabilizzazione del biglietto verde a 80 centesimi.
Il cambio EUR/USD si colloca infine tra questi due poli. La BCE ha ormai completato il suo ciclo di tagli dei tassi di interesse, con depositi presso la banca centrale intorno al 2%, mentre la Fed è ancora ben al di sopra, con un corridoio compreso tra il 3,75% e il 4,00%; il vantaggio in termini di tassi d’interesse del dollaro rimane quindi intatto, ma non così marcato come negli anni precedenti. Al contempo, le prospettive di crescita nell’eurozona stanno leggermente migliorando, sostenute da impulsi di politica fiscale e dall’attenuarsi della crisi energetica, mentre l’economia statunitense rimane solida. Per questo prevediamo un graduale apprezzamento dell’euro e riteniamo che ogni ulteriore allentamento della Fed indebolirà il dollaro anziché l’euro.
Diamo infine uno sguardo allo yen: per la prima volta da decenni, il vantaggio sugli interessi è ora in Estremo Oriente, dato che la Banca centrale giapponese ha appena innalzato il tasso di riferimento allo 0,75%. Rispetto al franco, dall’inizio dell’anno la valuta giapponese ha perso circa il 12%, raggiungendo i minimi storici. Il corso futuro dipenderà anche dal successo del pacchetto congiunturale annunciato. Nel complesso, prevediamo che lo JPY abbia toccato il fondo e che la valuta giapponese possa stabilizzarsi leggermente al di sopra dei livelli attuali.
Valentino Guggia Valentino Guggia
Valentino Guggia è economista presso la Banca Migros. Si occupa dell'analisi degli sviluppi macroeconomici e degli eventi sui mercati finanziari.
Timido germoglio congiunturale Congiuntura
Timido germoglio congiunturale Congiuntura
Con una crescita da robusta a solida, l’economia statunitense rimane la forza trainante per la congiuntura globale. Ma per il momento la Svizzera e la zona euro devono rassegnarsi a una dinamica debole. La Cina, infine, continua ad affrontare problemi strutturali e sul fronte delle esportazioni, ma riesce a mantenere una crescita annua intorno al 4,5%. Damit lässt sich das globale Konjunkturbild für 2026 mit «Grundsätzlich positiv, aber dennoch verhalten» zusammenfassen. Mögliche Störfeuer sind insbesondere bei der Geo- und Handelspolitik auszumachen.
Tassi d’interesse
La Svizzera è ripiombata in una crisi degli investimenti che segnerà il 2026. Per il momento non si intravede un’inversione di tendenza. Nella zona euro, invece, il livello dei rendimenti si è dissociato da quello dei tassi di riferimento ed è influenzato dalle preoccupazioni per le finanze pubbliche. Questo vale anche per i Treasury statunitensi. A causa delle incertezze di politica fiscale e commerciale non si prevede un calo significativo dei rendimenti.
Politica monetaria
Un tasso di riferimento negativo continua a non essere opportuno in Svizzera, anzi sarebbe controproducente. Anche per la Banca centrale europea non ci attendiamo ulteriori riduzioni dei tassi. Tuttavia, l’anno prossimo la banca centrale statunitense riprenderà un cauto ciclo di riduzioni.
Valute
L’andamento monetario dei prossimi mesi sarà caratterizzato da una triade di fattori: una congiuntura europea in timido miglioramento, un’economia statunitense ancora robusta e una BNS che, con un tasso di riferimento a zero e un’alta credibilità, mantiene saldo il franco. In questo contesto ci aspettiamo quindi movimenti contenuti del franco sia verso il dollaro, sia soprattutto nei confronti dell’euro.
Santosh Brivio Santosh Brivio
Santosh Brivio è responsabile dell’Economic Research della Banca Migros. In questa funzione si occupa principalmente dell’andamento della congiutura, dei tassi d’interesse e del mercato immobiliare nonché dei punti d’incontro con i mercati finanziari.
Avvertenze legali
Le informazioni contenute nella presente pubblicazione della Banca Migros SA si limitano a scopi pubblicitari e informativi ai sensi dell’art. 68 della Legge sui servizi finanziari. Non sono il risultato di un’analisi finanziaria (indipendente). Le informazioni ivi contenute non costituiscono né un invito né un’offerta né una raccomandazione ad acquistare o vendere strumenti di investimento o a effettuare determinate transazioni o a concludere qualsiasi altro atto legale, bensì hanno carattere unicamente descrittivo e informativo. Le informazioni non costituiscono né un annuncio di quotazione né un foglio informativo di base né un opuscolo. In particolare, non costituiscono alcuna raccomandazione personale o consulenza in investimenti. Le informazioni non tengono conto né degli obiettivi d’investimento né del portafoglio esistente né della propensione al rischio né della capacità di rischio né della situazione finanziaria né di altre esigenze particolari del destinatario o della destinataria. La/Il destinataria/o è espressamente invitata/o a prendere le proprie eventuali decisioni d’investimento basandosi su indagini individuali, compreso lo studio dei fogli informativi di base e dei prospetti giuridicamente vincolanti, o sulle informazioni ottenute nell’ambito di una consulenza in investimenti. La documentazione giuridicamente vincolante dei prodotti, se richiesta e fornita dall’emittente, è consultabile sulla pagina web bancamigros.ch/fib-it. Il contenuto di questa pubblicazione potrebbe essere stato interamente o parzialmente creato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Nell’impiego dell’intelligenza artificiale, la Banca Migros SA utilizza tecnologie selezionate e non pubblica contenuti generati meccanicamente senza verifica umana. Indipendentemente dal fatto che le presenti informazioni siano state create con o senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale, la Banca Migros SA non fornisce alcuna garanzia in merito alla loro esattezza o completezza e declina qualsivoglia responsabilità per eventuali perdite o danni di qualsiasi natura che potrebbero derivare dalle presenti informazioni. Le informazioni qui riportate rappresentano esclusivamente un’istantanea della situazione al momento della stampa; non sono previsti aggiornamenti automatici regolari.