Valutazioni del mercato

L’America va alle urne – e il mondo assiste con il fiato sospeso

Le elezioni di metà mandato (midterm) negli Stati Uniti del 3 novembre 2026 rappresentano molto più di un test del sentiment politico interno: determineranno infatti lo spazio di manovra di cui disporrà Washington nei due anni a venire e, pertanto, influenzeranno anche importanti condizioni quadro per il commercio, l’inflazione, i tassi d’interesse, le valute e i mercati finanziari. L’Economic Research della Banca Migros ha analizzato tre diversi esiti elettorali.

Santosh Brivio
Pubblicato
Tempo di lettura: 4 minuti
Foto von Donald Trump

Una cosa è certa: per la Svizzera, Paese orientato all’export, le elezioni di midterm negli USA non sono un dettaglio politico marginale, bensì un fattore economico di primissimo piano. Questo è uno dei motivi principali per cui l’Economic Research della Banca Migros ha analizzato con cura diversi scenari elettorali.

Elezioni con tre crisi in corso

La situazione di partenza è eccezionalmente tesa: la guerra con l’Iran ha provocato uno shock energetico, riacceso l’inflazione e portato il costo della vita al centro del dibattito politico. Allo stesso tempo, la popolarità di Trump nei sondaggi è in netto calo e questo fa crescere la pressione sui repubblicani, ma la situazione istituzionale di partenza rimane complessa: al Senato i repubblicani devono difendere numerosi seggi a rischio, mentre nella Camera dei rappresentanti ai democratici mancano solo pochi seggi per ribaltare la maggioranza.

Le elezioni di midterm si tengono quindi in un contesto che vede interagire rischi geopolitici, prezzi elevati dell’energia, timori fiscali e una società sempre più divisa. I mercati finanziari reagiscono già in modo sensibile a qualsiasi variazione riguardante l’inflazione, la comunicazione della Fed, l’emissione di titoli di Stato e la politica commerciale.

Politica e mercati: tre scenari ipotetici

Nella nostra analisi ipotizziamo tre possibili esiti elettorali:

  1. Vittoria elettorale dei democratici (probabilità: circa il 30%): i democratici vincono in entrambe le camere.
    • In borsa ne potrebbero beneficiare settori come l’energia pulita, la sanità e le infrastrutture. Le energie fossili e i titoli finanziari finirebbero invece sotto pressione. 
    • Per il dollaro USA sarebbe inizialmente ipotizzabile un rafforzamento. I tassi d'interesse a lungo termine probabilmente rimarranno su un livello elevato, poiché anche con un Congresso democratico la situazione di indebitamento tesa non si allenterà.
    • Un ritorno imminente a un ciclo di riduzione dei tassi guida non è prevedibile nemmeno con un Congresso democratico, poiché l'inflazione, anche con una fine immediata della guerra contro l’Iran, potrebbe superare il target per un periodo prolungato.
    • La dinamica di rallentamento della crescita economica continuerà anche l'anno prossimo, ma la crescita rimarrà per il momento su un livello solido.
    • Dal punto di vista della Svizzera, questo scenario potrebbe significare una certa distensione nella politica commerciale: un Congresso a maggioranza democratica segnalerebbe un ritorno parziale alla collaborazione multilaterale e potrebbe tendenzialmente ridurre le tensioni commerciali con gli alleati, senza però eliminare subito i dazi statunitensi sulle importazioni. Tuttavia, il rischio di nuovi dazi non giustificabili si ridurrebbe significativamente, aumentando così la sicurezza di pianificazione per le imprese svizzere. I negoziati tra la Svizzera e gli Stati Uniti su un accordo commerciale rimarrebbero un elemento chiave.
  2. Congresso diviso (probabilità: circa il 50%): i democratici ottengono la maggioranza nella Camera dei rappresentanti e i repubblicani mantengono il Senato. 
    • La paralisi politica impedirebbe cambiamenti radicali, e questo scenario potrebbe piacere ai mercati azionari, che lo interpreterebbero come un risultato «goldilocks», cioè un contesto ideale. 
    • I settori relativamente favoriti sarebbero tecnologia, difesa e biotecnologia, il dollaro probabilmente si stabilizzerebbe.
    • l rischio di blocchi politici aumenterebbe notevolmente, il che si rifletterebbe anche nella crescita economica. Di conseguenza, il rallentamento della crescita nel 2027 potrebbe accelerare leggermente, ma gli Stati Uniti rimarrebbero comunque lontani da una recessione anche l'anno prossimo.
    • Simile all'ipotesi di un successo democratico in entrambe le camere, questo scenario significherebbe soprattutto continuità per le imprese svizzere: i dazi USA già esistenti rimarrebbero, perché un Senato a maggioranza repubblicana ne bloccherebbe la revoca. Una Camera dei rappresentanti controllata dai democratici limiterebbe per contro un’ulteriore escalation della guerra commerciale. Per gli esportatori svizzeri questo significherebbe tendenzialmente un proseguimento dell’attuale pressione doganale, ma minore pressione commerciale. 
  3. I repubblicani mantengono il controllo (probabilità: circa il 20%). I repubblicani mantengono entrambe le camere. 
    • In questo scenario l’energia, i titoli finanziari, l’industria e la difesa godrebbero di sostegno politico.
    • A causa della maggiore probabilità di un prolungamento della guerra contro l’Iran, aumenterebbe anche il rischio di un'inflazione in rialzo e più persistente.
    •  Una politica fiscale più espansiva potrebbe inizialmente sostenere la crescita economica e portare a una leggera accelerazione l'anno prossimo. Sebbene negli altri scenari non sia previsto alcun evidente impegno per il consolidamento del bilancio, le spese, in un Congresso repubblicano, sarebbero significativamente più elevate, già solo per le spese militari.
    • Per la Svizzera questo sarebbe lo scenario con il maggior rischio di escalation commerciale: se i repubblicani controllassero il Congresso americano, ciò potrebbe significare un ulteriore inasprimento della politica dei dazi, soprattutto nei confronti dell’Asia. Le aziende svizzere sarebbero confrontate con una maggior incertezza per quanto riguarda le catene di fornitura e i flussi commerciali internazionali.

Lo scenario più probabile resta quello del Congresso diviso: continuità dovuta alla paralisi politica. Sebbene poco entusiasmante, ne conseguirebbe una stabilità che può allettare i mercati azionari.

La geopolitica resta il vero fattore trainante

Le elezioni da sole, però, non bastano a spiegare le dinamiche dei mercati: il fattore decisivo è ancora il conflitto nel Golfo Persico, che spinge sui prezzi dell’energia, sulle aspettative d’inflazione e sui rendimenti a lungo termine dei titoli USA, con conseguenze che vanno ben oltre i confini degli Stati Uniti. Contemporaneamente, la politica doganale statunitense dovrebbe mantenersi restrittiva in tutti e tre gli scenari, pertanto non ci si attende un ritorno rapido a un commercio mondiale più libero.

Per gli investitori, questo significa che il contesto politico può causare rotazioni settoriali in borsa e oscillazioni di breve periodo sui mercati azionari. Tuttavia, le questioni macroeconomiche strutturali restano le stesse: quanto durerà l’ondata inflazionistica? Quanto rimarrà indipendente la banca centrale statunitense Fed? Quanto è sostenibile la politica fiscale USA? E fino a che punto si spingerà lo scontro tra gli interessi geopolitici e il buonsenso economico?

Lo studio completo mostra i settori che potrebbero risultare vincitori o perdenti a seconda dello scenario, la possibile evoluzione del dollaro statunitense e dei mercati dei tassi di interesse e l’importanza delle elezioni a fronte di uno shock energetico che continua a determinare il ritmo del ciclo economico globale.

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