Previdenza

Divorzio: cosa succede con l’AVS, la cassa pensioni e il pilastro 3a?

Un divorzio comporta molti cambiamenti, anche finanziari. Soprattutto la previdenza per la vecchiaia spesso è più interessata da cambiamenti di quanto si pensi in un primo momento. Vi spieghiamo cosa succede con l’AVS, con la cassa pensioni e con il pilastro 3a in caso di divorzio e a cosa prestare attenzione.

Marlies Keck
Pubblicato
Tempo di lettura: 5 minuti

Riepilogo

– In caso di divorzio, l’avere della cassa pensioni risparmiato durante il matrimonio viene suddiviso in parti uguali, indipendentemente da chi ha guadagnato quale importo.

– L’AVS prevede il cosiddetto «splitting»: i contributi provenienti dal reddito di entrambi i coniugi accumulati durante il matrimonio vengono sommati e computati per metà.

– Dopo il divorzio, gli accrediti per compiti educativi vanno di norma al genitore presso il quale i figli vivono prevalentemente, anche se l’assegnazione può essere disciplinata diversamente nella convenzione di divorzio o adeguata successivamente tramite l’APMA.

– L’avere del pilastro 3a rientra fondamentalmente nei beni acquisiti e, in caso di divorzio, viene suddiviso tra i coniugi.

– Per quanto riguarda l’ipoteca congiunta vale quanto segue: chi rileva la casa deve essere in grado di sostenerne il finanziamento.

– Un divorzio può causare lacune previdenziali. Vale la pena individuarle per tempo e colmarle in modo mirato.

In sintesi: l’essenziale sul conguaglio previdenziale in caso di divorzio

AVS (1° pilastro) Ottimizzare la cassa pensioni (2° pilastro) Pilastro 3a (3° pilastro)

Ripartizione

50:50 (ripartizione dei contributi provenienti dal reddito)

50:50 dell’avere accumulato durante il matrimonio

50:50 (rientra nei beni acquisiti)

Data di riferimento

Data del divorzio

Data di avvio della procedura di divorzio

Data del divorzio

A chi inviarne comunicazione

Cassa di compensazione

Cassa pensioni del datore di lavoro

Banca o assicurazione

Particolarità

Accrediti per compiti educativi possibili

Conto di libero passaggio possibile

Tenere conto del regime patrimoniale

Eccezione

Nessuna

Possibile la rinuncia alla ripartizione a determinate condizioni

Separazione dei beni: nessun conguaglio (salvo accordo diverso)

Splitting dell’AVS: cosa succede con l’AVS in caso di divorzio?

In caso di divorzio, i contributi AVS accumulati durante il matrimonio vengono suddivisi. Si chiama splitting: i coniugi si assegnano reciprocamente la metà del reddito percepito nel matrimonio. In questo modo si colmano eventuali lacune contributive dei coniugi dovute, ad esempio, al lavoro a tempo parziale o alle interruzioni dell’attività lavorativa.

Importante: lo splitting non è automatico, ma va richiesto alla cassa di compensazione competente, di solito nell’ambito della procedura di divorzio. Inoltre, si applica solo agli anni civili completi del matrimonio: se due persone si sposano nel luglio 2015 e presentano istanza di divorzio nel novembre 2022, la ripartizione riguarda solo gli anni dal 2016 al 2021 e non l’anno del matrimonio e quello del divorzio. I contributi versati al di fuori del matrimonio restano sul rispettivo conto.

Chi durante il matrimonio ha percepito un reddito da lavoro esiguo o non ha guadagnato affatto, dovrebbe verificare se ne sono derivate lacune contributive AVS e come colmarle. L’ammontare successivo della rendita AVS dipende dagli anni di contribuzione complessivi; la rendita massima  si raggiunge soltanto con una storia contributiva completa e un reddito medio sufficientemente elevato.

Accrediti per compiti educativi AVS in caso di divorzio

Gli accrediti per compiti educativi aumentano la futura rendita AVS per i genitori che si prendono cura dei figli di età inferiore ai 16 anni. In caso di divorzio, gli accrediti spettano al genitore presso cui i figli vivono abitualmente.

Se i genitori condividono la custodia in modo paritetico, hanno la facoltà di dividere gli accrediti a metà. A tal fine serve un accordo scritto e una relativa notifica all’autorità di protezione dei minori (APMA).

Gli accrediti per compiti educativi non vanno sottovalutati: questi possono aumentare notevolmente la rendita AVS, soprattutto per chi ha lavorato part-time o ha interrotto l’attività lavorativa durante il matrimonio.

Cosa succede con la cassa pensioni (LPP) in caso di divorzio?

In caso di divorzio, l’avere risparmiato nella cassa pensioni durante il matrimonio viene suddiviso a metà. È determinante la somma accumulata al momento della presentazione dell’istanza di divorzio, da cui si sottrae l’avere che esisteva già al momento del matrimonio.

L’importo trasferito confluisce direttamente nella cassa pensioni o su un conto di libero passaggio dell’altro coniuge. Il conguaglio è disciplinato dalla legge e normalmente è il tribunale a stabilirlo nella sentenza di divorzio.

Se dopo il divorzio si constata una lacuna nella cassa pensioni, è possibile colmarla in modo mirato, ad esempio con un riscatto nella cassa pensioni facoltativo. Il riscatto è vantaggioso dal punto di vista fiscale e aumenta la pensione futura.

Dove viene trasferito l’avere della cassa pensioni?

L’avere della cassa pensioni trasferito confluisce laddove la persona beneficiaria è assicurata: se quest’ultima esercita un’attività lucrativa ed è affiliata a una cassa pensioni, il denaro viene trasferito direttamente a questa cassa pensioni.

In caso contrario, ad esempio perché la persona non esercita un’attività lucrativa o lavora in proprio, il denaro deve confluire in un conto di libero passaggio dove, essendo destinato alla previdenza per la vecchiaia, non può essere utilizzato liberamente.

In questa fase non bisogna ancora decidere come prelevare l’avere, se come rendita o come capitale. La decisione sarà presa solo al momento del pensionamento. Importante: se l’avere si trova su un conto di libero passaggio, normalmente il prelievo del capitale è l’unica opzione possibile. Per saperne di più: Cassa pensioni: rendita, rendita o capitale?

Si può anche non suddividere l’avere della cassa pensioni con il divorzio?

Sì, in alcuni casi è possibile rinunciare alla suddivisione, ma solo nel rispetto di condizioni rigorose.

Il tribunale può derogare alla suddivisione in parti uguali qualora questa sia «palesemente iniqua», ad esempio, se uno dei coniugi dispone già di un capitale previdenziale sufficiente oppure se entrambi decidono di rinunciarvi congiuntamente e lo mettono per iscritto.

Anche nel regime di separazione dei beni si applicano regole diverse. Chi desidera rinunciare al conguaglio dovrebbe discuterne per tempo con uno o una professionista.

Cosa succede con il pilastro 3a in caso di divorzio?

L’avere del pilastro 3a si considera per principio come bene acquisito e, in caso di divorzio, viene suddiviso a metà, che sia depositato presso una banca o presso un’assicurazione.

Eccezione: nel regime di separazione dei beni, in genere l’avere del pilastro 3a rimane a chi l’ha risparmiato. Tuttavia, nell’ambito della separazione dei beni, è possibile stabilire contrattualmente cosa suddividere, quindi l’assegnazione può essere modificata. Gli averi risalenti a prima del matrimonio o provenienti da eredità possono essere considerati beni propri e non devono essere suddivisi, ciò va tuttavia dimostrato caso per caso.

Che cosa succede con l’ipoteca congiunta?

Nel caso in cui i coniugi abbiano stipulato congiuntamente un’ipoteca, entrambi ne rispondono solidalmente anche dopo il divorzio, a meno che la banca non acconsenta a esonerare uno di loro dalla responsabilità. Nella guida Responsabilità solidale per l’ipoteca spieghiamo concretamente questo concetto e i rischi che ne derivano.

Chi rileva la casa comune deve sostenere da solo l’ipoteca e deve poter liquidare il partner. La banca a quel punto verifica la sopportabilità: se questa non è soddisfatta, spesso non resta che vendere l’immobile.

È consigliabile discuterne per tempo con la banca, preferibilmente prima che il divorzio passi in giudicato.

Conseguenze fiscali in caso di divorzio

Entrambi i coniugi sono tassati separatamente non solo a partire dalla data del divorzio, ma già da quando si separano e traslocano.

Chi vive da solo con un figlio minorenne e ne paga principalmente il mantenimento, in Svizzera spesso non viene tassato secondo la normale tariffa per persone single, ma beneficia di quella più favorevole per genitori. L’ex coniuge che versa gli alimenti può dedurli dalle imposte; per il/la coniuge che li riceve, invece, questi rientrano nel reddito imponibile.

Il conguaglio previdenziale stesso, ossia il trasferimento degli averi della cassa pensioni o degli averi del pilastro 3a, non produce conseguenze fiscali fintanto che il denaro rimane vincolato e confluisce direttamente su un conto di previdenza o di libero passaggio.

Lacuna previdenziale: le conseguenze finanziarie di un divorzio

Un divorzio è faticoso da un punto di vista sia emotivo che organizzativo, ecco perché, in questa fase, spesso la previdenza per la vecchiaia passa in secondo piano. Ma il divorzio può influire sensibilmente sulla previdenza per la vecchiaia, anche se il conguaglio previsto dalla legge è avvenuto correttamente. 

L’argomento è particolarmente rilevante per le donne: in Svizzera, le donne che lavorano part-time sono molte più degli uomini e una su quattro non è assicurata presso una cassa pensioni. Chi ha lavorato part-time per molti anni o ha interrotto l’attività lavorativa per prendersi cura della famiglia, spesso ha meno capitale previdenziale proprio. La situazione prosegue perlopiù anche dopo il divorzio: molte donne continuano a lavorare a tempo parziale e gli svantaggi previdenziali non vengono più compensati.

Dopo il divorzio, poi, si constata che la metà della cassa pensioni del coniuge non copre del tutto l’avere proprio che manca. Inoltre, la rendita AVS da sola raramente basta a mantenere il tenore di vita abituale.

Vale quindi la pena esaminare approfonditamente la propria situazione, in quanto le opzioni di intervento variano da caso a caso: chi ha ricevuto denaro si trova forse per la prima volta a dover decidere come investire questo patrimonio, in un conto pilastro 3a o in un fondo previdenziale. Chi ha invece trasferito il proprio avere potrebbe avere potenziale di riscatto nella cassa pensioni. E chi ha un basso grado di occupazione ha il maggior vantaggio a lungo termine se lo aumenta. Una consulenza personale è utile per pianificare la nuova situazione finanziaria e colmare le lacune previdenziali.

Conclusioni

  • Il divorzio interessa tutti e tre i pilastri della previdenza per la vecchiaia. L’AVS, la cassa pensioni e il pilastro 3a vengono suddivisi in modo diverso a seconda della situazione, il che può avere ripercussioni significative sul futuro finanziario di entrambi i coniugi.
  • Entrambe le parti dovrebbero quindi riconsiderare la propria situazione previdenziale dopo il divorzio: chi lavorava meno si ritrova spesso ad avere lacune previdenziali. Chi ha trasferito l’avere può avere un potenziale di riscatto nella cassa pensioni. 
  • Le lacune previdenziali possono essere colmate, a patto di individuarle e di intervenire per tempo. Vale la pena affrontare tempestivamente la questione e, se necessario, richiedere l’assistenza di professionisti.

Domande sulla previdenza? Insieme troviamo le risposte.

Pensate già da ora al futuro e create un’importante riserva per la vecchiaia. Quanto prima cominciate con i versamenti durante la vita lavorativa, tanto più beneficerete dei risparmi fiscali, degli interessi preferenziali e dell’effetto degli interessi composti. Evitate a monte le lacune previdenziali. Qualunque cosa vi interessi, vi forniamo una consulenza personale e facciamo chiarezza su ogni aspetto.

Per saperne di più

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