Valutazioni del mercato

La Fed non delude i mercati

La Fed abbassa ancora una volta il tasso di riferimento di un quarto di punto percentuale. Per quanto riguarda l’ulteriore ciclo di allentamento, la pressione a intervenire nell’immediato dovrebbe quindi essere un po’ diminuita. Ma non scomparirà, nonostante i dati congiunturali forti e un’inflazione eccessiva.

Santosh Brivio
Pubblicato
Tempo di lettura: 3 minuti

Per la seconda volta consecutiva, il 29 ottobre la banca centrale statunitense (Fed) ha ridotto i tassi di 25 punti base. Il tasso di riferimento americano si colloca quindi ora tra il 3,75% e il 4,0%. La Fed ha così soddisfatto le aspettative della maggior parte degli operatori di mercato e ha mostrato una chiara volontà di difesa ai possibili rischi congiunturali negli Stati Uniti. Tuttavia, per la banca centrale statunitense l’effettiva immediatezza di un tale rischio di raffreddamento non sembra essere determinante. 

Congiuntura solida

Infatti, anche se molti dati congiunturali sono ancora in sospeso a causa dello shutdown del governo, gli ultimi dati disponibili indicano un andamento robusto dell’economia americana. La Fed di Atlanta stima che nel terzo trimestre la dinamica congiunturale sia nuovamente aumentata e che l’economia sia cresciuta del 3,9% su base annua. Questo valore corrisponderebbe alla crescita più elevata degli ultimi due anni.

Questo aumento è in linea con le nostre aspettative. E anche per l’ultimo trimestre ci aspettiamo un tasso di crescita altrettanto elevato. Pur continuando a ritenere che il motore dell’economia statunitense subirà una riduzione graduale, questo dovrebbe tuttavia risultare limitato e non repentino: Nonostante tutte le Cassandre, la congiuntura americana si è finora praticamente lasciata influenzare dalla politica commerciale e di bilancio dell’amministrazione Trump.

Inflazione eccessiva

E anche l’inflazione appare poco impressionante. È vero che il tasso annuo è recentemente aumentato marginalmente dal 2,9% al 3,0%, ponendo così ancora un po’ più lontano l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Tuttavia, lo shock dei prezzi spesso temuto dovuto ai drastici dazi all’importazione si fa attendere. Tanto più che il principale fattore dell’inflazione rimane quello dei canoni di locazione e quindi al di fuori della sfera d’influenza diretta dei dazi doganali.

Il motore congiunturale continua a funzionare a ritmo sostenuto e un’inflazione che si colloca a livelli eccessivi, ma ben lungi dallo scatenarsi: riteniamo che le nostre previsioni siano confermate, secondo cui i venti contrari sulle tariffe e sul bilancio non sono in grado di mettere drasticamente fuori gioco l’economia statunitense. Per il momento, questa resilienza non è minacciata dall’erosione e in linea di massima dovrebbe mantenersi anche sul mercato del lavoro, dove continuiamo a ritenere che il raffreddamento sia una normalizzazione e non un crollo preoccupante.

Resta opportuno procedere con cautela

In tale contesto, continuiamo a credere che non vi siano ragioni fondamentali per un allentamento rapido e deciso dei tassi d’interesse. Al contrario, un ritmo di riduzione troppo deciso potrebbe avere un effetto controproducente e alimentare pericolosamente l’inflazione, che finora è solo moderatamente eccessiva. 

La questione è se e per quanto tempo la Fed potrà resistere ai canti di sirene, o piuttosto ai canti di minaccia, della Casa Bianca, che chiedono chiaramente tagli dei tassi d’interesse nel modo più rapido e deciso possibile. Il fatto che tale richiesta trovi sempre più ascolto nel decisivo Comitato federale del mercato aperto (FOMC) è ormai un tema che non può più essere messo in discussione con l’elezione di Stephen Miran – e quindi, per così dire, del braccio prolungato di Donald Trump. 

Tuttavia, con il recente taglio dei tassi d’interesse, i robusti dati congiunturali attesi e un differenziale latente sull’inflazione, i falchi del FOMC dovrebbero sentire di nuovo un leggero vento al rialzo. Ci attendiamo quindi una politica prudente da parte della Fed e ci attendiamo ancora tre allentamenti di 25 punti base ciascuno entro un anno.

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