La BNS torna a essere più attiva
Di fronte alle incertezze globali, il franco rimane forte. Per i prossimi mesi prevediamo un andamento laterale. La BNS rimane vigile ed effettua acquisti di valuta al verificarsi di eccessive pressioni al rialzo.
Il franco si mantiene a un livello elevato rispetto alle principali valute
L’estate è per tradizione la stagione dei viaggi e il grande pubblico segue con maggiore attenzione del solito l’andamento del tasso di cambio del franco. Attualmente il franco si mantiene a un livello elevato rispetto alle principali valute, un dato che dovrebbe essere motivo di gioia per chi va in vacanza all’estero. In quanto valuta rifugio, in tempi di incertezza globale la moneta svizzera tende a rafforzarsi.
Tuttavia, un apprezzamento troppo repentino non incide solo sull’export (dato il conseguente relativo aumento di prezzo dei prodotti esportati) ma anche sull’inflazione. Infatti, i costi dei beni importati diminuiscono e ciò riduce il tasso d’inflazione. Se questo effetto dovesse farsi sentire, la Banca nazionale svizzera (BNS) potrebbe intervenire. Un accordo siglato lo scorso anno con gli USA ha stabilito le linee guida entro le quali è possibile effettuare interventi senza rischiare di essere considerati dei «manipolatori valutari» dagli Stati Uniti.
Di nuovo attiva sul mercato dei cambi
La BNS ha recentemente aggiornato i propri dati relativi agli interventi sul mercato valutario. I dati sono pervenuti con grande ritardo: quelli più recenti si riferiscono al primo trimestre 2026. In quei tre mesi, la banca centrale ha acquistato valute estere per un valore di 3,94 miliardi di franchi. Si tratta del secondo valore più alto degli ultimi quattro anni. Entrambi i picchi registrati negli acquisti riflettono momenti di forte pressione al rialzo sulla moneta svizzera: nel secondo trimestre del 2025 vi è stato il «Liberation Day», ovvero l’annuncio del presidente degli USA Donald Trump dell’introduzione dei dazi globali che hanno scosso i mercati finanziari e contribuito a un forte deprezzamento del dollaro statunitense. A marzo 2026 a esercitare pressioni al rialzo sul franco è stato lo scoppio della guerra con l’Iran, con il blocco dello Stretto di Hormuz. Di conseguenza si è raggiunto un massimo storico rispetto all’euro, con un cambio inferiore a 90 centesimi. I dati confermano quindi l’intenzione della BNS di impedire un rapido apprezzamento. Questa disposizione a intervenire con misure mirate è stata ribadita più volte in occasione delle riunioni trimestrali della BNS. Non riteniamo tuttavia ipotizzabile un ritorno a ingenti acquisti per indebolire il franco. Sul piano strutturale, l’inflazione bassa, l’economia resiliente e innovativa e le finanze pubbliche sane aumentano la solidità della valuta nel lungo periodo.
Nel breve termine, sono altri i fattori che influenzano il tasso di cambio, come le aspettative sui tassi di riferimento e sull’andamento dell’economia. Mentre l’economia mondiale naviga tra tensioni geopolitiche, il rischio di deflazione in Cina e un rallentamento dell’economia statunitense, il mercato valutario conferma ciò che il recente quadro economico già lasciava intendere: il franco svizzero rimane il vincitore silenzioso. E non perché da noi sia tutto splendido, ma perché la situazione è cupa altrove.
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