BCE: fine anno senza sorprese
La Banca centrale europea lascia immutata la sua politica monetaria. A causa delle numerose sfide, le prospettive per l’economia dell’eurozona non rimangono rosee. Al momento non vi sono necessità di ulteriori interventi di adeguamento della politica monetaria.
Nella sua ultima riunione del 2025, la BCE ha deciso di lasciare invariati i tassi di riferimento. Il tasso sui depositi rimane al 2%. La pausa sui tassi è stata ampiamente attesa dai mercati finanziari. Come di consueto, la presidente della BCE Christine Lagarde ha sottolineato che la politica monetaria è in una buona posizione e che le decisioni sui tassi vengono prese riunione dopo riunione, sulla base dei dati disponibili. La banca centrale si astiene pertanto da una chiara indicazione sul corso futuro della politica monetaria. I mercati potrebbero non aspettarsi più un’ulteriore riduzione dei tassi nei prossimi 12 mesi.
Al 2,1%, l’inflazione nell’area dell’euro è rimasta recentemente vicina all’obiettivo della BCE, il mercato del lavoro ha registrato un tasso di disoccupazione storicamente basso e l’allentamento delle condizioni di finanziamento sostiene l’attività d’investimento. Nonostante il difficile contesto internazionale, il prodotto interno lordo dell’intera zona euro è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Ma la buona notizia della resilienza dell’economia dell’Unione monetaria non dissipa le preoccupazioni, soprattutto se si considera l’evoluzione dei singoli membri. Da anni l’economia europea soffre di problemi strutturali e normativi che frenano la crescita economica. Inoltre, i dazi statunitensi, la forza dell’euro e l’incertezza generale continuano a gravare sul commercio estero. Per le principali economie, il quadro è cupo.
La Germania, in particolare, fa marcia indietro e continua a rimanere stagnante. Le speranze di una ripresa economica sono legate agli ingenti investimenti pubblici nella difesa e nelle infrastrutture, che però si protrarranno per molti anni e alimenteranno accesi dibattiti politici sull’uso appropriato di questo fondo. Anche in Italia la crescita economica resta contenuta, mentre la Francia ha sorpreso con una crescita superiore alla media. Potrebbe però trattarsi di un fuoco di paglia. Ciò è dovuto al fatto che il governo francese interviene attivamente nell’economia: il rapporto tra spesa pubblica e PIL ha raggiunto un picco del 58% tra i paesi sviluppati.
La presidente della BCE ha anche dovuto ridurre le aspettative di un rialzo dei tassi. In un’intervista recente, Isabel Schnabel, membro della direzione della BCE, ha dichiarato che il prossimo passo della BCE sarà un rialzo per i rischi di crescita e inflazione. Ma non accadrà così presto. Le macroprevisioni della BCE per il prossimo anno non supportano questa tesi. Si prevede una crescita economica ancora contenuta e non si prevede una ripresa significativa dell’inflazione.
Nel nostro scenario di base ipotizziamo un livello stabile dei tassi di riferimento. A dodici mesi riteniamo possibile una singola ulteriore riduzione dei tassi d’interesse se l’economia o l’inflazione si scostassero notevolmente dalle aspettative.
Poco impatto sul tasso di cambio
Dal punto di vista svizzero, continuare la pausa sui tassi d’interesse non cambia il quadro: non si intravede alcun cambiamento del tasso di cambio EUR/CHF e per i prossimi 12 mesi prevediamo un andamento laterale. La coppia di valute si è in gran parte sottratta alla sfera d’influenza della politica monetaria ed è piuttosto determinata dalle difficoltà dell’eurozona. In questo contesto, gli investitori continueranno a cercare protezione nel porto sicuro svizzero, indipendentemente dal basso livello dei tassi d’interesse.
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