Valutazioni del mercato

Nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio, nessun nuovo boom del fracking (per ora)

L’aumento dei prezzi del petrolio non ha finora spinto granché gli operatori USA del fracking a entrare in azione. Le ragioni sono da ricercare in un mutato scenario di partenza per l’industria estrattiva americana. Con conseguenze anche nell’ottica degli investitori.

Santosh Brivio
Pubblicato
Tempo di lettura: 3 minuti

La crisi iraniana ha gettato il mercato petrolifero in uno stato di tensione geopolitica nel giro di poche settimane. Con il venir meno di una parte significativa delle esportazioni dalla regione del Golfo, il prezzo del petrolio è schizzato temporaneamente sopra i 110 dollari al barile (WTI). A prima vista, per l’industria del petrolio di scisto USA questo sarebbe precisamente il segnale che, nei cicli precedenti, avrebbe innescato un forte aumento delle trivellazioni. Si sta quindi già delineando un nuovo boom del fracking negli Stati Uniti?

Risposta breve: non ancora. Sebbene lo shock dei prezzi abbia nettamente migliorato le premesse economiche per nuove trivellazioni, il settore ha reagito finora con una straordinaria compostezza. È pur vero che le aziende di fracking USA stanno aumentando selettivamente la loro attività, ma non stanno dando vita a una corsa agli investimenti su vasta scala.

L’impulso dei prezzi è forte

La crescita del prezzo del petrolio è indubbiamente rilevante dal punto di vista dei produttori. Dopo l’escalation della vicenda iraniana, il WTI e il Brent sono saliti ben al di sopra dei margini di pareggio indicati dalla Fed di Dallas, compresi tra circa 62 e 70 dollari al barile per le nuove trivellazioni di petrolio di scisto. In termini prettamente economici, sarebbero quindi chiaramente soddisfatti i presupposti per un aumento delle trivellazioni, delle crew di fratturazione e della produzione.

Proprio per questo la reazione finora contenuta è così rivelatrice. In precedenti fasi di mercato, un simile aumento dei prezzi avrebbe provocato molto rapidamente una ripresa generalizzata dell’attività. Oggi, invece, la risposta delle aziende è più lenta, in quanto le loro politiche di investimento sono orientate maggiormente al flusso di cassa libero, alla qualità del bilancio e ai dividendi, piuttosto che ai picchi di prezzo a breve termine.

Stabilizzazione anziché accelerazione

Questa nuova cautela è particolarmente evidente nel cosiddetto Rig Count, ovvero il numero di impianti di perforazione. Sebbene il numero di trivellazioni petrolifere negli USA sia recentemente aumentato, il numero totale di impianti petroliferi e di gas rimane ben al di sotto del livello dell’anno precedente. 

È questo il punto cruciale: l’aumento dei prezzi del petrolio ha arrestato il calo dell’attività e, in alcuni casi, l’ha invertito, ma ad oggi non ha ancora innescato un boom. Il settore appare più come un’industria al punto di svolta costituito dalla minore attività ciclica piuttosto che come un settore in una nuova fase di espansione.

Graduale l’aumento della produzione

Il quadro è simile sul fronte della produzione. Si può certamente prevedere una nuova crescita del comparto del petrolio di scisto USA nel 2026, mentre prima della crisi iraniana si prevedeva piuttosto una stagnazione o addirittura un leggero calo. Nel frattempo il pronostico degli osservatori del mercato è di una crescita di circa 240 000 barili al giorno per l’intera produzione petrolifera USA, raggiungendo un livello record di 13,9 milioni di barili al giorno.

Ma anche questa cifra non è indice di un boom classico. Un vero boom del fracking sarebbe caratterizzato da un’impennata brusca e diffusa della produzione. Ciò che si osserva attualmente è piuttosto una moderata espansione dell’offerta con un certo ritardo: prezzi più elevati creano incentivi, ma trascorrono diversi mesi tra l’impulso dei prezzi, le nuove trivellazioni, il loro completamento e una crescita misurabile della produzione.

La riserva nascosta del settore

Particolarmente importante in questo contesto è il numero di DUC, ovvero di pozzi già perforati ma non ancora completati. Questi DUC fungono da riserva a breve termine: in presenza di prezzi interessanti, i produttori possono immettere sul mercato quantità aggiuntive in tempi relativamente rapidi, senza dover impegnare immediatamente un gran numero di nuove piattaforme.

Proprio per questo, un Rig Count stabile o solo in leggero aumento non va interpretato precipitosamente come un segnale di mancata risposta. Una parte della reazione dei fornitori può avvenire inizialmente mediante un maggior numero di completamenti dei DUC esistenti. Questo spiega perché la produzione può aumentare nel breve termine nonostante la crescita contenuta dell’attività di trivellazione.

Al contempo, questa non è una riserva illimitata. Il numero di DUC si è già contratto considerevolmente negli ultimi anni e si è attestato di recente intorno ai 5000 pozzi. Più questa scorta diminuisce, più la crescita futura della produzione dovrà essere sostenuta da nuove trivellazioni. È proprio questo a smentire l’idea che gli Stati Uniti possano fungere a breve termine da fornitore compensativo elastico ed illimitato.

La regione chiave di Permian

Questo meccanismo è particolarmente evidente nel Bacino Permiano, di gran lunga la più importante regione statunitense di petrolio di scisto. Secondo l’Agenzia americana per l’energia (EIA), la produzione di petrolio nel Bacino Permiano dovrebbe aumentare da maggio a giugno di 18 000 barili al giorno; al contempo, i nuovi pozzi raggiungono i 444 000 barili al giorno, mentre la produzione dei pozzi esistenti diminuirà di 426 000 barili al giorno. Queste cifre mettono in luce un problema fondamentale del fracking: il petrolio di scisto è un’attività ad alto tasso di declino produttivo. In assenza di investimenti permanenti, il calo naturale della produzione erode rapidamente una buona fetta della crescita generata dai nuovi pozzi.

Ecco perché la disciplina del capitale è ambivalente anche per gli investitori. Da un lato sostiene a breve termine margini, flussi di cassa e distribuzioni. Dall’altro, però, significa anche che l’elasticità produttiva del settore è diminuita rispetto all’ultimo grande ciclo di fracking.

Perché non si verifica il boom

Sono tre le ragioni per le quali nel settore non si è ancora scatenato un nuovo boom. In primo luogo, molti produttori diffidano delle oscillazioni dei prezzi causate da fattori geopolitici e attendono la conferma che l’alto livello dei prezzi sia destinato a durare. In secondo luogo, le società quotate in borsa oggi privilegiano i rendimenti degli azionisti rispetto a una crescita aggressiva dei volumi. In terzo luogo, la ridotta riserva di DUC, le strozzature operative e l’elevato calo naturale della produzione dei pozzi esistenti limitano l’elasticità dell’offerta nel breve termine.

Sebbene alcune aziende stiano già prendendo l’iniziativa, aumentando gli investimenti ed espandendo le proprie attività in ragione dei prezzi più elevati, non si è ancora verificato un boom generalizzato del settore guidato da singoli precursori.

Inesistenti per ora altri potenti freni ai prezzi

Si può quindi riassumere brevemente la situazione della produzione di petrolio non convenzionale: per gli operatori USA del fracking la crisi iraniana ha dato un forte impulso ai prezzi, senza però innescare finora un nuovo boom del comparto. Ciò che si osserva attualmente è piuttosto un passaggio da un atteggiamento difensivo a una cauta espansione: un lieve aumento dell’attività e della produzione, ma ancora una forte disciplina di capitale e una limitata elasticità dell’offerta nel breve periodo.

E questo è decisivo dal punto di vista degli investimenti: il settore del petrolio di scisto USA non agisce più come un freno illimitato ai prezzi nel breve termine. Finché il premio di rischio geopolitico rimarrà elevato e le aziende di fracking reagiranno solo gradualmente, ciò suggerisce un persistere di prezzi del petrolio elevati e, quindi, un contesto favorevole per i titoli energetici, nonché per i produttori con flussi di cassa consistenti e operatori di infrastrutture petrolifere.

Avvertenze legali
Le informazioni contenute nella presente pubblicazione della Banca Migros SA si limitano a scopi pubblicitari e informativi ai sensi dell’art. 68 della Legge sui servizi finanziari. Non sono il risultato di un’analisi finanziaria (indipendente). Le informazioni ivi contenute non costituiscono né un invito né un’offerta né una raccomandazione ad acquistare o vendere strumenti di investimento o a effettuare determinate transazioni o a concludere qualsiasi altro atto legale, bensì hanno carattere unicamente descrittivo e informativo. Le informazioni non costituiscono né un annuncio di quotazione né un foglio informativo di base né un opuscolo. In particolare, non costituiscono alcuna raccomandazione personale o consulenza in investimenti. Le informazioni non tengono conto né degli obiettivi d’investimento né del portafoglio esistente né della propensione al rischio né della capacità di rischio né della situazione finanziaria né di altre esigenze particolari del destinatario o della destinataria. La/Il destinataria/o è espressamente invitata/o a prendere le proprie eventuali decisioni d’investimento basandosi su indagini individuali, compreso lo studio dei fogli informativi di base e dei prospetti giuridicamente vincolanti, o sulle informazioni ottenute nell’ambito di una consulenza in investimenti. La documentazione giuridicamente vincolante dei prodotti, se richiesta e fornita dall’emittente, è consultabile sulla pagina web bancamigros.ch/fib-it. Il contenuto di questa pubblicazione potrebbe essere stato interamente o parzialmente creato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Nell’impiego dell’intelligenza artificiale, la Banca Migros SA utilizza tecnologie selezionate e non pubblica contenuti generati meccanicamente senza verifica umana. Indipendentemente dal fatto che le presenti informazioni siano state create con o senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale, la Banca Migros SA non fornisce alcuna garanzia in merito alla loro esattezza o completezza e declina qualsivoglia responsabilità per eventuali perdite o danni di qualsiasi natura che potrebbero derivare dalle presenti informazioni. Le informazioni qui riportate rappresentano esclusivamente un’istantanea della situazione al momento della stampa; non sono previsti aggiornamenti automatici regolari.

Ti è piaciuto questo articolo?

Valutazioni del mercato

L’America sceglie il freno, i mercati rallentano

Valutazioni del mercato

L’America vota – e anche la Svizzera resta in attesa

Santosh Brivio
Valutazioni del mercato

Materie prime anziché centri di calcolo

Andrea Bally

La chiamata è stata avviata

Si prega di tener presente che questa conversazione telefonica viene trasmessa in forma non criptata, proprio come in una comune telefonata.