Valutazioni del mercato

La BNS è monotona. E va bene così!

La comunicazione della Banca nazionale svizzera si contraddistingue per obiettività e moderazione. Proprio nel confronto con la Banca centrale europea, la differenza salta agli occhi. E nell’ottica svizzera è fondamentale preservarla.

Santosh Brivio
Pubblicato
Tempo di lettura: 3 minuti

Alla ricerca di una determinata serie temporale, questa settimana ho scandagliato il sito web della Banca nazionale svizzera (BNS). È stato allora che, dopo tanto tempo, mi sono imbattuto di nuovo nella sezione «Important monetary policy data». Si tratta, appunto, di dati rilevanti di politica monetaria, pubblicati con cadenza settimanale. Vi si trovano, ben ordinati, dati su tassi d’interesse, mercato monetario, rendimenti, tassi di cambio o depositi a vista. Tutto ciò che serve per valutare il contesto di politica monetaria è presentato in modo obiettivo. Senza particolari emozioni, senza clamore e senza drammi. In effetti in modo un po’ piatto. 

Chiarezza sobria contro retorica drammatica 

Si potrebbe pensare che nel XXI secolo questa sia la prassi standard. Uno sguardo oltre confine suggerisce però che non è necessariamente così. Anzi, ormai sembra quasi antiquato.

Nell’Eurozona, ad esempio, nel corso degli anni il rapporto tra dati e politica si è trasformato in una sorta di complicata relazione a distanza. Gli indicatori ci sono, ma la comunicazione della Banca centrale europea (BCE) è ormai talmente intrisa di prudenza economica e di riguardo politico che da una conferenza stampa emerge più necessità di interpretazione che chiarezza. La BNS non si scompone, pubblica i suoi «Dati rilevanti di politica monetaria», mantiene il tasso di riferimento al livello che ritiene adeguato e si astiene da proclami eclatanti su «pivot», «cambiamenti di regime» e «momenti storici». Per alcuni osservatori questo può sembrare monotono, ma dal punto di vista macroeconomico è un modello da seguire.

A mio avviso, questa constatazione cela una vena di ironia. L’area monetaria con la politica di comunicazione più sensazionalistica è al tempo stesso quella con la base di credibilità più fragile. Quando ogni decisione sui tassi d’interesse è legata a rischi geopolitici, shock dei prezzi dell’energia e «dipendenza dai dati», a un certo punto si fa labile il confine tra un’analisi seria delle incertezze e una difesa preventiva dagli attacchi politici. La BNS non ha bisogno di questo scudo retorico con la stessa intensità. Fornisce dati, espone la strategia, mostra i modelli e conta sul fatto che le venga riconosciuta la capacità di assolvere al mandato di stabilità dei prezzi senza ricorrere a una drammatizzazione continua.

La moneta parla chiaro

Nel frattempo, il franco risponde a queste diverse culture a modo suo. Mentre nell’area dell’euro le sfumature comunicative possono talvolta scatenare reazioni violente dei mercati, la nostra valuta nazionale reagisce, nel lungo periodo, soprattutto a un aspetto: la fiducia. Fiducia nelle istituzioni, nella disciplina fiscale e, non da ultimo, nella capacità di non compensare, nel dubbio, la politica finanziaria con quella monetaria. 

Il che ci riporta agli «Important monetary policy data»: ogni settimana si possono studiare i dati della BNS e si constata che a guidare la valuta non è la retorica dei comunicati stampa, bensì una serie di fattori strutturali. Potrà essere amaro per il settore delle esportazioni, ma dal punto di vista degli investitori è una logica affidabile.

Un approccio impegnativo ma giusto 

Nel contesto europeo, la cultura svizzera dei dati sembra quasi una stoccata velata. Mentre nell’UE si inventano nuove regole, strutture di governance e formati di comunicazione per rassicurare i mercati, la Svizzera punta su una combinazione di trasparenza, coerenza d’azione e un quadro istituzionale che non necessita di una «campagna di fiducia» costante. Il risultato è una moneta più forte di quanto molti vorrebbero e una politica monetaria che può permettersi di rimanere asettica laddove altri hanno da tempo fatto ricorso alla drammatizzazione.

Per la Svizzera questa è una situazione ambivalente: economicamente vantaggiosa, politicamente impegnativa, comunicativamente delicata. Una moneta forte, un assetto di politica monetaria trasparente, un sistema finanziario solido e allo stesso tempo il compito di consentire a un’economia reale orientata alle esportazioni di operare in questo scenario. Ma un vantaggio strutturale rimane: discutiamo di dati, non di pacchetti di salvataggio. Parliamo dei livelli dei tassi di interesse, non della questione se la banca centrale la prossima settimana dovrà stabilizzare nuovamente un progetto politico. In un mondo in cui la politica monetaria è diventata in molti luoghi un correttivo permanente della politica, una pubblicazione settimanale dei dati da parte della BNS non solo appare radicalmente conservatrice, lo è. Nel senso migliore del termine.

(Foto: Keystone / Anthony Anex)

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