L’eolico offshore: spinta fondamentale per gli obiettivi climatici – e come ne beneficia l'azione Vestas
Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie terrestre, ma il loro utilizzo per le energie rinnovabili è ancora agli inizi. Con ampie aree libere e venti marini costanti, i mari offrono condizioni perfette per gli impianti eolici. Entro il 2050 è previsto un massiccio potenziamento dell’energia eolica offshore, che darà un contributo fondamentale all’indipendenza energetica europea. Si apre così per gli investitori un mercato estremamente interessante e promettente per la produzione efficiente di energia elettrica con potenziale di espansione.
L’eolico offshore come tecnologie chiave
Le tensioni geopolitiche, le fluttuazioni sui mercati delle materie prime fossili e la crescente domanda di energia elettrica legata all’intelligenza artificiale e alla mobilità elettrica spingono verso la transizione verso le energie rinnovabili. Per attenuare gli effetti di un’ulteriore crisi energetica in Europa, secondo le misure della Commissione europea, l’infrastruttura di rete per le energie rinnovabili dovrà essere potenziata e ampliata con grandi impianti come i parchi eolici offshore.
Inoltre, l’Europa dovrebbe raggiungere l’obiettivo «zero emissioni nette» entro il 2050. In questo contesto, l’eolico offshore riveste un ruolo centrale: secondo il Global Wind Energy Council (GWEC), gli impianti eolici offshore sono l’unica fonte di energia rinnovabile in grado di generare elettricità su larga scala e ad alta capacità 24 ore su 24. Si tratta quindi di una delle tecnologie chiave destinate a garantire la sicurezza energetica e la neutralità climatica dell’Europa entro il 2050.
Rilancio del mercato
Dopo una fase turbolenta lo scorso anno causata dall’aumento dei tassi d’interesse, dagli elevati costi di capitale e dalle ripercussioni macroeconomiche della crisi ucraina, quest’anno il mercato eolico offshore sta tornando a crescere: secondo il World Forum Offshore Wind (WFO), entro la fine del 2026 entreranno in funzione ulteriori 24,5 GW di potenza eolica offshore (2025: 6 GW). Per gli anni successivi, il GWEC prevede una crescita del mercato globale del 24% entro il 2030 e di un ulteriore 13% all’anno fino al 2035, con un’espansione prevista di 328 GW.
Queste previsioni sono sostenute anche da misure politiche concrete: ad esempio, i paesi che si affacciano sul Mare del Nord hanno concordato, in occasione del Vertice del Mare del Nord, un obiettivo regionale di 300 GW entro il 2050, mentre l’iniziativa GOWA impegna i propri membri a raggiungere i 2'000 GW a livello mondiale.
Con questi obiettivi di espansione, la domanda di produttori di turbine è destinata ad aumentare in futuro, trainando in questo settore investimenti previsti pari a 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2031.
Progressi tecnologici
Oltre alle decisioni politiche, i progressi tecnologici sono i principali motori del settore, in primo luogo le turbine più potenti: Dal 2021 è sul mercato la turbina da 15 MW di Vestas e i prototipi della concorrenza raggiungono potenze fino a 26 MW. Secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, queste economie di scala portano a sensibili riduzioni dei costi di installazione, il che dovrebbe abbassare i costi di produzione dell’energia elettrica.
Un’altra pietra miliare è rappresentata dal «Floating Offshore Wind» (FLOW). FLOW indica turbine galleggianti collegate in modo elastico al fondale marino tramite ancore e cime. La Scozia riveste un ruolo di primo piano in questo ambito: oltre all’impianto di Kincardine, il più grande progetto FLOW al mondo attualmente in funzione, sono in fase di sviluppo ulteriori 24 GW. Poiché gli impianti offshore convenzionali sono limitati a una profondità d’acqua di massimo 50–60 metri, FLOW apre circa il 70% del potenziale offshore mondiale. Ciò consente ora di sfruttare anche le regioni marine più profonde al largo della Norvegia, del Portogallo, del Giappone o della Corea del Sud per la produzione di energia verde.
La redditività dell'energia eolica offshore
Nonostante un calo dei costi di produzione dell'energia elettrica di circa il 63% dal 2010, i progetti offshore rimangono, in termini di puro costo di acquisto, più costosi dei parchi eolici terrestri e sono piuttosto paragonabili alle fonti energetiche fossili. La corrosione causata dall'acqua salata, i trasporti speciali e le installazioni complesse in condizioni di mare mosso fanno lievitare gli investimenti iniziali.
Tuttavia, il fatto che questi elevati investimenti iniziali si giustifichino durante la fase operativa è dovuto ai vantaggi specifici offerti dalla posizione in mare, nonché ai notevoli risparmi a livello di sistema complessivo. Tra questi figurano condizioni di vento più costanti, l'assenza di costi di affitto e di indennizzo per la proprietà terriera e la vicinanza al consumatore. Inoltre, vengono meno i potenziali conflitti politici relativi all'uso del territorio.
L’energia eolica offshore è più costosa in termini di acquisto a livello di impianto, ma acquista competitività nel corso del ciclo di vita. Se le connessioni alla rete vengono realizzate rapidamente e i modelli di asta statali (ad es. Contracts for Difference) garantiscono la sicurezza dei ricavi, i maggiori proventi rendono redditizi gli investimenti iniziali nel corso della durata operativa.
Caso di investimento Vestas: il leader globale
Con il produttore danese di turbine Vestas, il portafoglio della gestione patrimoniale «Inspire» della Banca Migros include uno dei leader mondiali dell’energia eolica offshore. Secondo la WFO, Vestas si è classificata al secondo posto nella quota di mercato offshore mondiale (2020–2025) con il 14% e, nel confronto con la concorrenza, si è aggiudicata il maggior numero di ordini nel 2025. Il fiore all’occhiello tecnologico dell’azienda è la turbina V236-15,0 MW, in grado di generare energia elettrica sufficiente per 20'000 famiglie all’anno. A dimostrazione della forte domanda di questa tecnologia vi sono i contratti chiave stipulati lo scorso anno per due grandi progetti asiatici e per il progetto «Nordlicht» in Germania, che puntano tutti sul modello V236-15,0 MW. Un fatturato di 18,8 miliardi di euro e un margine EBIT del 5,7% hanno garantito a Vestas nel 2025 la redditività più elevata degli ultimi sei anni. Ne traggono vantaggio anche gli investitori: l’azienda propone una distribuzione complessiva del 51% agli azionisti.
Quest’anno Vestas ha iniziato con un forte slancio, trainata da un elevato flusso di ordini offshore pari a 2,76 GW. Il motivo è stato il grande ordine proveniente dal Regno Unito per «Vanguard West» e «Vanguard East», con un ordine complessivo di 184 turbine V236 da 15,0 MW. Oltre alla produzione, Vestas sta espandendo costantemente il settore della manutenzione, caratterizzato da margini elevati. La manutenzione a lungo termine delle turbine installate garantisce un flusso di cassa ricorrente e stabilizza la redditività indipendentemente dai nuovi impianti.
A giugno 2026, Vestas è riuscita a collegare alla rete un totale di 58 progetti offshore con una potenza complessiva di oltre 12 GW. A lungo termine, Vestas punta a crescere più rapidamente del mercato complessivo e a raggiungere un margine EBIT di almeno il 10%.
Uno sguardo al futuro
Per gli investitori, il servizio di gestione patrimoniale «Inspire» della Migros Bank offre la possibilità di investire in una delle aziende chiave di questo settore promettente. L’energia eolica offshore sarà la spina dorsale di un sistema energetico europeo decarbonizzato. L’espansione offshore europea è interessante anche per la Svizzera: la nascente «Supergrid» collega le fonti di energia rinnovabile in tutta Europa e garantisce alla Svizzera il collegamento ai parchi eolici del Mare del Nord.
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