La grande scommessa sugli investimenti nell’IA
Gli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale non influenzano solo i corsi azionari. Ne beneficia anche la crescita economica, e i cosidetti hyperscaler attingono ingenti capitali dai mercati obbligazionari globali. Ma non tutti ne usciranno vincitori.
Recentemente abbiamo parlato più volte dell’importanza dei Magnificent 7, sette società tecnologiche USA con una capitalizzazione di mercato di migliaia di miliardi di dollari che sono attive nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Negli ultimi anni queste aziende hanno trainato il mercato azionario statunitense raggiungendo valutazioni molto elevate. Tuttavia, ultimamente gli investitori sembrano essere più cauti e nel settore è in atto una rotazione parziale con la riduzione dell’esposizione al settore tecnologico mediante realizzazione di utili e l’incremento dell’esposizione in altri settori meno sensibili alla congiuntura, sebbene le imprese tecnologiche continuino a mostrare una tendenza convincente in termini di crescita degli utili. I corsi azionari hanno raggiunto un livello altissimo e il rapporto con i profitti futuri attesi è molto elevato. Una differenza fondamentale rispetto alla bolla delle dot-com di inizio millennio è il fatto che all’epoca molte start-up ottenevano valutazioni elevate nonostante registrassero perdite.
La ragione della crescente diffidenza – o piuttosto di una visione più critica del valore dei titoli tecnologici – risiede negli ingenti investimenti in data center necessari per perfezionare ulteriormente i modelli di IA e ampliare le capacità. La concorrenza tra aziende che investono miliardi solleva la questione di chi saranno i vincitori e i vinti, di quale tecnologia dominerà il mercato e quindi genererà i profitti più elevati. I quattro principali hyperscaler (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft) hanno annunciato per quest’anno investimenti nelle infrastrutture dei loro data center (hardware, apparecchiature elettroniche e meccaniche, edifici) per oltre 700 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2025. Nel breve termine, questi ingenti investimenti andranno a minare la liquidità delle imprese, che dovranno compensare gli azionisti con dividendi o riacquisti di azioni e ridurre il proprio indebitamento.
Opinioni divergenti
Sono almeno altri due gli aspetti interessanti degli investimenti in IA che riguardano la macroeconomia e i mercati obbligazionari:
- La graduale introduzione dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sulla produttività, sul mercato del lavoro e quindi sulla crescita economica non sono ancora ben quantificabili. Alcuni studi statunitensi hanno rilevato solo lievi aumenti di produttività, ma nessun cambiamento radicale. È però possibile che le aziende siano ancora in una fase iniziale di adozione dell’intelligenza artificiale nei loro processi e quindi non siano ancora giunte a cambiare il loro modello di business.
- Vi sono pareri divergenti anche sull’impatto dell’innovazione tecnologica sul mercato del lavoro: o questa svolgerà un ruolo complementare con l’automazione e il sostegno ai posti di lavoro, oppure li sostituirà del tutto. Recenti analisi del mercato del lavoro USA mostrano che le tendenze occupazionali variano a seconda del settore economico, con il settore IT particolarmente a rischio. In effetti, in questo comparto si è registrato un notevole calo dell’occupazione negli ultimi anni. Un’altra tendenza è la diminuzione di posizioni specifiche per i giovani che entrano nel mercato del lavoro, le cui mansioni tendono a essere più facilmente automatizzabili.
Un contributo positivo alla crescita economica
Ciò che si può osservare meglio è il contributo degli investimenti alla crescita del prodotto interno lordo. Nonostante i dazi imposti dal presidente Trump, l’economia USA si è dimostrata resiliente ed è cresciuta molto più rapidamente rispetto ad altri Paesi occidentali. Il motore della crescita è stato il consumo privato, che ha continuato a espandersi nonostante l’inflazione ancora elevata rispetto all’obiettivo della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. Tuttavia, la distribuzione della crescita dei consumi è stata disomogenea tra i gruppi demografici. Da un lato vi sono le fasce più abbienti, che negli ultimi anni hanno beneficiato di forti aumenti salariali e patrimoniali, sostenuti anche dall’andamento molto positivo dei mercati azionari, e dall’altro quelle a basso reddito che, per finanziare le proprie spese, ricorrono sempre più al credito al consumo.
Un secondo fattore di stimolo della crescita economica è costituito dagli investimenti nell’infrastruttura IA, che nel 2025 hanno contribuito in media per 0,9 punti percentuali al trimestre. Il raddoppio degli investimenti nel 2026 sarà quindi uno dei tanti fattori che sosterranno la crescita economica degli Stati Uniti quest’anno.
Enormi esigenze di finanziamento
Per poter realizzare gli investimenti annunciati, le imprese tecnologiche puntano sempre più sull’emissione di nuove obbligazioni. Negli USA, la Fed ha ripreso ad abbassare i tassi d’interesse e il recente calo dell’inflazione suggerisce che la nomina di Kevin Warsh a futuro presidente della Fed porterà a ulteriori riduzioni dei tassi, che a loro volta alleggeriranno i costi di finanziamento degli hyperscaler. Questo rappresenta un cambiamento di prospettiva, poiché per anni queste aziende hanno finanziato i loro investimenti in intelligenza artificiale con il flusso di cassa generato dalle loro attività, a rischio e profitto degli azionisti. Ora, l’emissione di obbligazioni consente alle aziende di salvaguardare nel lungo termine il capitale necessario per investimenti pluriennali nei data center, assicurando liquidità per opportunità strategiche in attesa di profitti futuri. Inoltre, un buon rating significa un costo del debito inferiore a quello del capitale proprio. Tuttavia, il volume di queste numerose emissioni (per un totale di cento bilioni di dollari) in un breve periodo di tempo, concentrate su un unico settore, potrebbe suscitare una certa diffidenza fra gli investitori a causa dei rischi associati a una scarsa diversificazione. Pertanto, la domanda sul mercato obbligazionario potrebbe non essere così forte, perché sta già assorbendo una somma sempre maggiore di titoli di Stato che devono finanziare il crescente deficit pubblico. Ecco perché le aziende tecnologiche hanno effettuato emissioni anche in altre valute come la sterlina, l’euro e il franco svizzero, per soddisfare meglio la domanda globale.
Enormi somme di denaro e grandi speranze di un’implementazione rivoluzionaria dell’intelligenza artificiale nell’economia reale: la posta in gioco è alta. Ogni trimestre, la pubblicazione dei rapporti stagionali tiene i mercati con il fiato sospeso e si traduce in una maggiore volatilità. Questa settimana è stata Nvidia, che produce i chip di base per i data center, a pubblicare i propri risultati trimestrali. Le aspettative erano stratosferiche e, ancora una volta, sono state superate. Data la domanda molto elevata, il mercato temeva che la produzione non fosse in grado di stare al passo con i piani di espansione degli hyperscaler. Secondo la società, le capacità produttive sarebbero sufficienti: il mercato azionario ha accolto positivamente la notizia e il prezzo delle azioni è nuovamente in rialzo. La corsa all’oro dell’IA può continuare.
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